Circolo Fotografico Scledense BFI

Gli obiettivi basculanti e decentrabili 1

 Parte prima

Esiste una categoria di obiettivi fotografici caratterizzati dall’assenza della messa a fuoco automatica e dalla presenza di meccanismi che richiedono una messa a punto paziente e il supporto del treppiede. Per tutti questi motivi sono lontani anni luce dalla velocità di una fotografia “punta e scatta” o di una poetica legata al “momento decisivo”, all’istante irripetibile, di cui tanto spesso si parla. Tuttavia, a causa delle loro peculiarità, non esiste un sistema (hardware o software) in grado di renderli obsoleti: si tratta degli obiettivi basculanti e decentrabili. Le due funzioni, in inglese “Tilt & Shift”, sono tipicamente compresenti nello stesso obiettivo.

Esaminiamole separatamente partendo dalla seconda, il decentramento.

Le linee cadenti

Per comprendere meglio lo scopo del decentramento può essere utile partire da una generalizzazione: le linee degli edifici sono perfettamente verticali. Così sono percepite dai nostri occhi e così sono state da sempre rappresentate nell’arte. I fotografi, rispetto alla ripresa di soggetti architettonici, si sono trovati subito di fronte a due possibilità:

  1. tenere la fotocamera perfettamente “in bolla”, in modo da avere il piano immagine perfettamente verticale, come il soggetto. Questa scelta presenta però delle controindicazioni: se l’angolo di campo dell’obiettivo è insufficiente, l’immagine non comprenderà tutto il soggetto; se è eccessivo, includerà una porzione inutile, vale a dire il suolo, pari a circa metà fotogramma (in digitale, a seguito dell’inevitabile ritaglio, si resterà con un numero di pixel come minimo dimezzato rispetto allo scatto originale). Un rimedio può essere scegliere un punto di ripresa elevato (soluzione adottata, ad esempio, sin dal XIX secolo dagli Alinari nelle loro campagne fotografiche di catalogazione dei beni architettonici);
  2. inclinare la fotocamera verso l’alto in modo da comprendere nell’inquadratura l’intero soggetto. Questa scelta presenta la nota controindicazione della distorsione prospettica: linee che nella realtà sono verticali diventano inclinate tanto più inclinata sarà la fotocamera (e grandangolare l’obiettivo).

Esiste, in quest’ultimo caso, la possibilità di correggere l’immagine tramite software. Quest’opzione presenta però dei limiti:

  • non si può essere certi che il risultato finale rispecchi le esatte proporzioni del soggetto (non tutte le linee architettoniche sono perfettamente verticali, vedi figura 5);
  • si avrà sempre una perdita di pixel, dovuta al fatto che una parte dell’immagine deve essere ristretta (vedi, nella figura 1, il confronto tra l’immagine originale, con evidente distorsione prospettica, di 18 megapixel, e la versione “corretta”, di soli 6 megapixel);
  • nel caso manchino riferimenti verticali perfettamente rettilinei (come nelle foto di paesaggio) la correzione si presenta aleatoria (vedi figure 10, 11 e 12).
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Figura 1

Figura 1: a sinistra l’immagine originale (focale di 16 mm equivalenti, 18 megapixel) con forte accentuazione delle linee cadenti, a destra la versione “corretta” tramite software (6 megapixel).

Gli obiettivi decentrabili

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Figura 2

Figura 2: obiettivo 80mm S&T decentrato di 11 mm verso il basso. Notare che con il decentramento il piano ottico resta parallelo al piano immagine.

 

Risulta evidente che una riproduzione corretta dell’architettura (e, in generale, del paesaggio) deve passare attraverso l’eliminazione completa delle linee cadenti. Ciò si può ottenere con l’utilizzo di obiettivi decentrabili. Decentramento significa spostamento verticale o orizzontale dell’obiettivo rispetto al piano immagine, mantenendo tuttavia il piano ottico parallelo a quest’ultimo.

Gli obiettivi decentrabili per il formato 35 mm possono arrivare a uno spostamento di 12 mm. Poiché il cerchio di copertura di un obiettivo decentrabile è sempre superiore a quello richiesto dal sistema per cui è progettato, decentrando ad esempio in verticale si andrà a sfruttare la parte inferiore di tale cerchio. In caso di massimo decentramento ci si porta al margine del cerchio di copertura, con presenza tipica di vignettatura solo su un lato dell’immagine. Questa impostazione può avere un leggero impatto negativo sulla nitidezza.

Gli obiettivi decentrabili, inoltre, possono essere ruotati di 360°, per cui il decentramento può avvenire in qualsiasi direzione.

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Figura 3

Figura 3: Ossario del Pasubio. Fotocamera “in bolla” su treppiede. Obiettivo 35mm S&T f/8.

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Figura 4

Figura 4: Ossario del Pasubio. Fotocamera inclinata verso l’alto su treppiede. Obiettivo 35mm S&T f/8 in posizione normale.

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Figura 5

Figura 5: Ossario del Pasubio. Fotocamera “in bolla” su treppiede. Obiettivo 35mm S&T f/8 decentrato di 11 mm verso l’alto. Notare che con il decentramento le proporzioni del monumento tornano a essere corrette.

 

Treppiede vs mano libera

È evidente che per ottenere immagini del tutto prive di distorsioni prospettiche, gli obiettivi decentrati devono essere utilizzati su fotocamere fissate “in bolla” su treppiede. Naturalmente è possibile l’utilizzo a mano libera: va da sé che in tal caso i risultati, quanto a correzione delle linee cadenti, saranno più approssimativi. Una soluzione, in questo caso, può essere fissare una bolla sulla slitta flash e scattare utilizzando il live view, ponendo la massima attenzione a evitare l’inclinazione della fotocamera.

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Figura 6

Figura 6: obiettivo 35mm S&T f/2,8 decentrato di 11 mm verso l’alto a mano libera. Nessun problema di linee cadenti.

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Figura 7

Figura 7: Vicenza, Palazzo Chiericati. Obiettivo 35mm S&T f/11 in posizione normale, fotocamera inclinata verso l’alto.

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Figura 8

Figura 8: Vicenza, Palazzo Chiericati. Obiettivo 35mm S&T f/11 decentrato di 11 mm verso l’alto a mano libera.

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Figura 9

Figura 9: obiettivo 35mm S&T f/8 in posizione normale, fotocamera inclinata verso il basso, scatto a mano libera.

 

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Figura 10

Figura 10: obiettivo 35mm S&T decentrato di 11 mm verso il basso a mano libera.

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Figura 11

Figura 11: obiettivo 35mm S&T decentrato di 11 mm verso l’alto a mano libera.

 

Foto scattate con un obiettivo decentrato successivamente in più direzioni possono essere facilmente unite tramite software (vedi figura 12).

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Figura 12

Figura 12: unione di due scatti realizzati con obiettivo 35mm S&T decentrato di 11 mm rispettivamente verso l’alto e verso il basso. Notare la vignettatura (1) nei bordi inferiore e superiore dell’immagine.

 

È chiaro che la stessa immagine potrebbe essere realizzata in un unico scatto con un obiettivo più grandangolare. La differenza sta nelle dimensioni (qui 28,8 megapixel), con un guadagno in termini lineari di oltre il 150% rispetto a un eventuale scatto singolo: evidenti i vantaggi in caso di stampe di grandi dimensioni.

 


Andrea Tessaro


(1) Vignettatura = la vignettatura indica la riduzione della luminosità dell’immagine alla periferia rispetto al centro.

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