Circolo Fotografico Scledense BFI

Cianotipia

Niepce, Herschel

Fu nel 1826 che Niepce riuscì a catturare la luce in quella che divenne la prima vera e propria fotografia, sfuocata e imprecisa ottenuta dopo ore di esposizione. Daguerre perfezionò l’idea iniziale “L’immagine ottenuta, il dagherrotipo, non è riproducibile e deve essere osservata sotto un angolo particolare per riflettere la luce in modo opportuno. Inoltre, a causa del rapido annerimento dell’argento e della fragilità della lastra, il dagherrotipo veniva racchiuso sotto vetro, all’interno di un cofanetto ..” (https://it.wikipedia.org/wiki/Dagherrotipia).

A superare il limite della non riproducibilità dell’immagine fu un fisico: Herschel (John, non il più famoso William) era anche astronomo e quindi si intendeva di lenti e immagini lontane, ma qui si cimentò come chimico e riuscì a mettere a punto un procedimento per ottenere più stampe della stessa foto, purché l’originale fosse trasparente.

Herschel pensò di provare i sali di ferro: precisamente il ferricianuro di potassio e il citrato ferrico ammoniacale. Mescolati tra loro danno un composto sensibile e reattivo alla luce di tipo solare. Era la componente di raggi ultravioletti a rendere visibili i sali di ferro. Frapponendo un negativo tra la luce ultravioletta e un foglio di carta su cui è stata applicata la soluzione ai sali ferrici, si nascondono alcune parti e si produce un’immagine fotografica.

Una stampa a contatto dunque e la copia era esattamente grande quanto il negativo originale, ma il vantaggio era che l’immagine poteva essere riprodotta in copie innumerevoli.

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Il negativo

Serviva un negativo e un negativo grande, come quelli ottenuti quando le macchine fotografiche erano grandi scatole di legno con una lente per la parte rivolta all’immagine e una lastra di vetro spalmata con una soluzione sensibile dalla parte opposta.

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La tecnica

Se vogliamo rispolverare la cianotipia oggi abbiamo bisogno di un negativo grande come la foto e questo non esce dalle normali macchine fotografiche e tanto meno dalle macchine digitali che producono solo una sequenza di numeri.

Occorre ingegnarsi e questo può essere fatto in più modi:

  • utilizzare la scansione di un negativo
  • prendere una foto digitale e trasformarla digitalmente in negativo

Questo negativo digitale va stampato su foglio trasparente, potete farlo a casa vostra se avete una stampante adatta, altrimenti ci si può riveìolgere a una una copisteria. Poco importa se la stampa non è perfetta, di solito un cianotipo piace per l’atmosfera che restituisce più che per la perfezione del tratto.

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Il supporto

Ora serve un foglio di carta un po’ più grande del negativo. Dev’essere una carta robusta perché dovrà sopportare un buon lavaggio senza deteriorarsi. Alcuni consigliano il cartoncino per acquarelli. C’è chi, invece della carta ha utilizzato legno, stoffa o porcellana. Ad ogni modo occorre che la superficie sia piana ed è opportuno che la carta sia fissata, con pinzette ad esempio, su una tavoletta rigida in compensato o simili.

A questo punto la carta (oppure la stoffa ecc.) va spennellata con la soluzione sensibile che diamo in appendice. Si lascia asciugare al buio oppure ad una luce non fluorescente e comunque fioca, chiudete le tapparelle per evitare riflessi. Quello che occorre evitare sono i raggi UV. Lasciate asciugare da mezz’ora a 90 minuti.

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L’esposizione

Carta sensibilizzata e negativo devono essere a contatto. Sopra la carta va posato il negativo che va tenuto fermo con un vetro, per tutto questo si può utilizzare anche la cornice di un quadro. A questo punto si espone il tutto alla luce solare. Il tempo è variabile tra i 5 e i 15 minuti. La prima volta conviene fare un provino esponendo una parte per 2 minuti, una parte per 4 e una parte per 8. Nel tempo il colore giallo della soluzione diventa via via più blu; finché il colore non scurisce mantenete l’esposizione.

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Lo sviluppo

Ora la soluzione sensibile va rimossa altrimenti continua a scurire rovinando il risultato, ma il fissaggio non richiede prodotti chimici, basta l’acqua, acqua corrente che rimuova la patina gialla.

Poi basta metterla ad asciugare facendo attenzione che non prenda una “brutta piega”

Ed ecco la vostra foto, pardon il vostro cianotipo.

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Effetti

Per particolari colorazioni o effetti si prenda il cartoncino non ancora bagnato nell’acqua e si metta a bagno

  • in acqua e ammoniaca per un effetto sbiancante

A questo punto si può virare il colore iniziale immergendo la foto sbiancata

  • in un té nero molto forte (quel che serve è il tannino contenuto nel té) per una colorazione testa di moro

Infine si proceda al lavaggio, come sopra.

I risultati

Ognuno è libero di utilizzare questa tecnica con le immagini che preferisce, Giuseppe Santamaria ha scelto di sperimentare la tecnica su due temi:

  • foto d’architettura
  • luoghi abbandonati.

La colorazione, la cornice che si viene a creare tra la parte resa sensibile e il bordo bianco, la naturale imprecisione delle immagini trasformano le fotografia conferendole un aspetto pittorico quasi si trattasse di incisioni a mano.

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Fotografie di Giuseppe Santamaria

 


NOTE TECNICHE E APPROFONDIMENTI

Per la soluzione sensibile si può utilizzare

  • ferricianuro di potassio gr. 8 sciolto in 100 ml di acqua distillata tiepida
  • citrato ferrico ammoniacale verde gr. 20 anche questo sciolto in 100 ml di acqua distillata tiepida

Le due parti vanno preferibilmente mescolate in parti uguali al momento dell’utilizzo.

Informazioni utili sulla cianotipia si trovano con facilità in rete:

Per i viraggi si può consultare questo sito: http://www.co-mag.net/it/2007/ammoniaca-viraggo-cianotipo/

Un manuale abbastanza semplice per l’uso della cianotipia si trova qui: https://tinyurl.com/y98h9pap

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