Circolo Fotografico Scledense BFI

Per non dimenticare … Auschwitz

La visita ai campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau è stata forse l’esperienza visiva più terribile della mia vita. Terribile e coinvolgente allo stesso tempo, perché mi ha fatto veramente toccare con mano quello che è stato l’olocausto. Mi ha posto molte domande, a cui non sempre ho trovato risposte.

In cerca del senso

Mi ha fatto persino sorgere il dubbio, anche a me fotoamatore incallito, se lì abbia un qualche senso fare delle fotografie. In primo luogo perché il coinvolgimento emotivo è tale da correre seriamente il rischio che quello che si fotografa non possa minimamente rendere evidente quello che si prova; e poi perché lì dentro ha già fotografato un numero enorme di persone, anche molto brave e famose, con il rischio di cadere nel ripetitivo e nel deja vu.

Poi però la passione ha preso il sopravvento, e non ho resistito. Mi sono però imposto una certa progettualità, ed ho individuato due filoni portanti:

  • i reticolati esterni
  • gli ambienti interni, spesso contenitori di oggetti maniacalmente accatastati in modo seriale, tragico ricordo di tantissime vite qui concluse.

Attorno a questi due fili conduttori ho costruito la mia storia, la mia personale visione di questi luoghi che rappresentano sicuramente uno dei vertici dell’abiezione umana.

Tutti gli originali delle stampe qui esposte sono stati scattati in versione analogica (diapositiva colore), con successive elaborazioni digitali tendenti ad eliminare quasi completamente il colore stesso.

Il mantenimento di alcune tracce cromatiche va inteso come scelta espressiva, per evidenziare in modo stridente i pochi elementi del mondo contemporaneo, oppure per rendere ancora più pregnanti certi punti forti dell’immagine.

Testo e foto di Paolo Tomiello

Le foto sono espose alla mostra Memoria Memorie


Il campo di sterminio di Auschwitz è stato un vasto complesso di lavoro, detenzione e sterminio situato nei pressi della cittadina polacca di Oswiecim (in tedesco Auschwitz), composto dal lager principale e numerosi altri campi successivamente aggiunti tra cui il famigerato campo di Birkenau.

Fu il più grande complesso di campi mai realizzato dal nazismo, e svolse un ruolo fondamentale nel progetto tristemente noto come “soluzione finale della questione ebraica”, il più efficiente centro di sterminio della Germania nazista, simbolo universale e sinonimo di “fabbrica della morte”.

AUSCHWITZ

Era un campo di concentramento, reso operativo nel giugno 1940. Il numero di prigionieri rinchiusi rimase costantemente tra le 15.000 e le 20.000 unità. Qui furono uccise, nella camera a gas (con il Zyklon B) o a causa delle impossibili condizioni di lavoro, esecuzioni, torture, malattie, fame, criminali esperimenti medici, circa 70.000 persone, per lo più intellettuali polacchi e prigionieri di guerra sovietici.

BIRKENAU

Era il campo di sterminio per eccellenza, divenuto operativo nell’ottobre 1941, un immenso lager in cui persero la vita 1.100.000 persone, soprattutto ebrei, ma anche russi, polacchi, prigionieri di guerra, omosessuali, oppositori politici, testimoni di Geova, Rom e Sinti. Il lager arrivò a contare fino a oltre 100.000 prigionieri contemporaneamente presenti, ammassati in lunghe baracche di legno, ognuna delle quali ne conteneva anche 3.000. Le dimensioni totali di Birkenau erano immense: circa 2.5 Km. per 2.0 Km. Il campo era circondato da filo spinato elettrificato, spesso causa giornaliera di suicidi, reali o presunti.

I convogli di deportati (circa 2.000-2.500 prigionieri per treno) arrivavano prima soltanto ad Auschwitz, e dal 1942 anche a Birkenau. Appena arrivati, i treni venivano rapidamente scaricati, e avveniva la selezione. Gli uomini venivano separati dalle donne e dai bambini. Il personale medico decideva chi era abile al lavoro (in media il 25% dei deportati). Il restante 75% era inviato direttamente alle camere a gas. Chi non veniva subito ucciso era rasato a zero su tutto il corpo, lavato e disinfettato, privato di ogni oggetto personale. Su di ognuno veniva tatuato un numero personale. Al numero era associato un contrassegno colorato, che identificava le varie categorie dei detenuti.

Il 27 gennaio 1945 il campo fu liberato dalle truppe sovietiche. Furono trovati circa 7.000 prigionieri ancora in vita. Furono inoltre raccolte migliaia di indumenti abbandonati, oggetti vari dei prigionieri come le loro scarpe, valigie, scatole varie, arti artificiali …

…… oltre a otto tonnellate di capelli umani.

Sopra il cancello d’ingresso di Auschwitz si trova la cinica scritta “Arbeit macht frei” (Il lavoro rende liberi).

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