Circolo Fotografico Scledense BFI

Caporetto

Alle due di notte del 24 ottobre 1917, l’esercito di Austria e Ungheria sferrò un formidabile attacco contro le postazioni italiane. Il fronte italiano si sfaldò e inziò una ritirata, e un’avanzata, lunga ben 150 km che portò gli eserciti dell’Asse dalle alpi Giulie direttamente fino al Piave, nel mezzo di quella pianura veneto-friulana oltre la quale si stendeva la valle del Po.

Mappa dell’avanzata austro-ungarico-tedesca in seguito alla ritirata italiana
Battle_of_Caporetto.jpg: History Department of the US Military Academy West Point derivative work: Yuma (talk) – Battle_of_Caporetto.jpg

In quel mese le sorti della guerra sembravano decise a tutto favore delle potenze dell’Asse. Invece nel novembre l’avanzata austro ungarica si fermò e iniziò l’ultima fase di guerra che si concluse nel 1918 con la sconfitta di Austria e Ungheria.

In quel mese tra ottobre e novembre, i dilagare degli eserciti le infinite battaglie, un’imponente massa di profughi che si mossero dalle Alpi al Tagliamento e poi al Piave crearono una situazione che trasformò il nome della località dalla quale era iniziata l’offensiva da nome di luogo a nome simbolo di una sconfitta.

Caporetto è stata la più grande battaglia combattuta in zone montane, con un cambio di strategia militare dell’esercito austro ungarico e dei suo alleati tedeschi: un’intera armata a fondovalle, artiglieria pesantissima di marina, armi micidiali come i gas asfissianti, un colpo di maglio decisivo in un unico punto e massima autonomia decisionale e strategica delle forze di comando in campo. La nascita della blitkrieg comportò la più grande disfatta di un esercito, ora passata nei modi di dire di uso quotidiano, una definizione ” è stata una Caporetto”. Solo Waterloo può, nel comune sentire, essere paragonata a Caporetto come disfatta militare totale: un tristissimo primato.

Nazionalismi

Adagiato sulle sponde dell’ Isonzo, in epoca fascista fu costruito un Ossario per celebrare la retorica della guerra vittoriosa ed onorare i soldati morti gloriosamente per la Patria, in realtà mandati al macello in nome di imperi, casate reali ed ambizioni nazionalistiche. La visita al museo, a Caporetto/Kobarid, ci aiuta a capire la fortuna delle nostre generazioni vissute in un’ Europa unita e senza guerre, se si esclude la tremenda carneficina balcanica. Quella odierna è una pace patrimonio di tutti, che dobbiamo divulgare e preservare servare per le generazioni future, anche per non incorrere nella Caporetto dell’ Europa.

Le foto sono un documento e non una celebrazione, scattate con ossequioso rispetto per i 7500 resti di soldati, di cui 1500 senza nome, qui morti atrocemente, ed ivi sepolti.

Fotografie di Alessandro Colombo

Il portfolio fa parte della mostra Memoria memorie


La costruzione dell’Ossario a Caporetto (ad opera dello Stato italiano, a cui allora apparteneva quella regione) iniziò nel 1936 e terminò nel settembre del 1938. Fu inaugurato da Benito Mussolini. I progetti sono dello scultore Giannino Castiglioni e dell’architetto Giovanni Grappi. Ha forma ottagonale ed è costituito da tre gradoni concentrici degradanti verso l’alto. Al culmine si trova la chiesa di Sant’Antonio da Padova, consacrata nel 1696.

Nell’Ossario furono trasportate le salme di 7014 soldati italiani, noti e ignoti, caduti durante la Prima Guerra Mondiale, prelevate dai cimiteri di guerra dei dintorni. I loro nomi sono incisi in lastre di serpentina verde. Ai fianchi della scalinata centrale sono disposti i loculi contenenti i resti di 1.748 militi ignoti.

Il sacrario militare di Caporetto, anche se la sua gestione è affidata allo Stato Italiano, è l’unico che non si trova sul suolo italiano poiché tutti gli altri resti dei soldati italiani caduti in terra slovena furono traslatati agli ossari di Redipuglia e di Oslavia. Caporetto è appartenuta al Regno d’Italia dal 1920 al 1947, prima di essere annessa alla ex Jugoslavia e successivamente (e definitivamente) alla Slovenia. (http://www.smbr.it/caporetto-kobarid-sacrario-militare/)

  • Alcuni libri sull’argomento:
  • Seth Ronald: Caporetto – Garzanti
  • Mercadante Tommaso: La disfatta di Caporetto – Manfredi ed.
  • Capello Luigi: Caporetto, perché? Einaudi
  • Volpe Gioacchino: Caporetto – Gherado Casini ed.
  • Fadini Francesco: Caporetto dalla parte del vincitore – Vallecchi
  • Caviglia Enrico: la dodicesima battaglia – Caporetto – Mondadori
  • Killian Hans: Attacco a Caporetto – ed. Goriziana
  • e per la distruzione del mito del milite ignoto consiglio la visione di un film del grande regista francese Bertrand Tavernier: La vita e niente altro.

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Questa voce è stata pubblicata il 05/01/2021 da in Gallerie con tag , , , .
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