Circolo Fotografico Scledense BFI

Dietro le quinte

Fu la passione per la musica lirica a spingere verso la costruzione di nuovi teatri tra fine ottocento e gli inizi del XX secolo. La passione dilagava e arrivò anche a Schio che aveva sì qualche sala per ascoltarla, il Teatro Vecchio e la sala in via Fusinato, ma troppo piccoli per una città che conosceva un nuovo benessere ad opera dell’imprenditore Alessandro Rossi.

E così si pensò di costruire un nuovo grande teatro tra la città e quel nuovo quartiere che il Rossi aveva costruito per le sue maestranze.

Il metodo fu sempre lo stesso seguito per costruire fabbriche, quartieri, ferrovia, ecc: raccogliere fondi e iniziative da più parti.

Era il 1906

… quando venne fondata la “Cooperativa per il Teatro Nuovo” con lo scopo di raccogliere fondi.

Già due anni dopo dovevano esserne stati raccolti abbastanza se si provvide a indire un concorso di progettazione. Venne vinto dall’arch. Ferruccio Chemello che propose l’uso di un telaio in cemento armato secondo la tecnica Hennebique, ma lo stile resta decisamente liberty.

I lavori iniziarono nell’estate del 1908 e l’anno successivo si ebbe l’inaugurazione con l’opera Mefistofele di Arrigo Boito. Fu un successo coronato da ben 14 repliche.

Un successo

Il Teatro Civico ebbe un successo duraturo che attraversò due generazioni di scledensi.

Un successo che si fermò all’arrivo di nuovi media culturali e in particolare del cinema. E parliamo del secondo dopoguerra.

I gusti culturali erano cambiati, le pellicole piacevano più del teatro e la lirica sembrava un genere per pochi appassionati. I giovani amavano le chitarre elettriche e i cantanti con la frangetta.

Provò ad adeguarsi il Teatro Civico installando un grande schermo lì sul palco, ma l’idea non funzionò e il teatro un po’ alla volta decadde e fu chiuso.

Lotto zero

Riaprire il Teatro Civico? Con quello che costa si potrebbe …

A lungo i discorsi degli scledensi oscillarono attorno ai due corni del dibattito. Dibattito che non si sarebbe mai risolto se, con uno scatto di inventiva, non fosse venuta l’idea del Lotto zero, ovvero l’organizzazione di spettacoli lì tra le rovine e il cantiere che stava provando a tenere assieme i pezzi dell’antico teatro.

Coinvolgere i cittadini nel teatro prima ancora di investire le somme ingenti per il recupero. Fu un esperimento e un’esperienza, si poté valutare se il teatro piaceva ancora, se un pubblico si sarebbe raccolto attorno alle nuove iniziative, se vi era lo spazio per rilanciare il teatro anche a Schio.

Funzionò.

Ma quello che forse destò stupore fu che l’esperimento non piacque solo agli scledensi, ma soprattutto agli attori. Ne furono entusiasti, Marco Paolini, Ottavia Piccolo, Gabriele Vacis, …

Inutile farne l’elenco completo, se il tema vi ha già appasionato, perdete qualche minuto a guardarvi questo video.

E a questo punto potete guardarvi anche il prima

… e il dopo.

Oggi il recupero è avvenuto, almeno in larga parte perché qualcosa ancora c’è da recuperare. Il Teatro è gestito da una fondazione (http://teatrocivicoschio.net/) e ha un’intensa attività culturale.

È bello anche conoscerne la storia e vedere com’è fatto dietro le quinte. Conoscere l’incredibile sequenza di fondali che è possibile utilizzare, vederne i portentosi condotti di riscaldamento, le sale di controllo e tutto quello che dalla sala non è visibile, ma fa funzionare questa incredibile macchina scenica.

Noi l’abbiamo fatto e, dato che non riusciamo a muoverci senza macchina fotografica, ne abbiamo approfittato.


Fotografie di Paolo Tomiello

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