Circolo Fotografico Scledense BFI

Libia

DAL COLONNELLO GHEDDAFI AL GENERALE HAFTAR

I Militari determinano da cinquant’anni le sorti del Popolo libico, appoggiando a seconda dei casi le forze politiche in campo, sostenendo preferibilmente un leader militare. Si è passati così da un Colonnello ad un Generale.

Dopo il colpo di stato del 1969, il Colonnello Gheddafi instaura in Libia la sua dittatura fino al 2011, anno del suo linciaggio ad opera di rivoluzionari libici.

Il governo autoritario di Gheddafi, per imporsi a lungo sul popolo libico, si avvale anche del Culto della sua personalità, coprendo il Paese di sue gigantografie.

Durante il periodo di sostegno al terrorismo islamico, culminato con la strage di Lockerbie nel 1988 (259 morti), la Libia subisce l’embargo dell’ONU fino al 1999, quando Gheddafi dà una svolta alla sua politica antioccidentale. L’apertura all’Europa e agli Stati Uniti fa si che la Libia esca dalla lista americana degli “Stati canaglia”. Sono gli anni dell’amicizia di Berlusconi con il Colonnello, che viene a piantare la sua tenda beduina a Roma.

Gheddafi apre le porte della Libia anche al turismo occidentale. E’ così che mi si presenta l’occasione di due viaggi in questo Paese, che, da ormai vent’anni, non è più purtroppo visitabile.

Quello che non si può più vedere.

Nel 2002 percorro interamente la costa mediterranea della Libia, visitando i bellissimi siti archeologici relativi alle antiche province romane di Tripolitania e Cirenaica. Proprio quest’area è oggi teatro degli scontri armati tra il Generale Haftar, che detiene il potere in Cirenaica (la zona costiera centro-orientale), e il Primo Ministro Fayez al Sarraj, l’uomo politico riconosciuto in Europa come detentore legittimo del potere, che controlla la Tripolitania (zona costiera centro-occidentale).

Leptis Magna, capitale romana della Tripolitania, è un incantevole sito archeologico costiero, dove i resti del teatro hanno come quinta il blu profondo del Mediterraneo, il mitico “Mare nostrum” degli antichi romani.

Cirene, capoluogo della provincia di Cirenaica, sopravvive con i suoi affascinanti resti architettonici, soprattutto imponenti colonnati e statue femminili acefale.

Agosto

non è certo il mese migliore per avventurarsi sul lungo nastro d’asfalto, implacabilmente spazzato dal vento afoso, che parte dall’attuale capitale Tripoli e punta a sud in pieno Sahara. Il viaggio è lungo e decisamente faticoso: la prevista comoda vettura con aria condiziona è andata in panne ed è stata sostituita da un vecchio pulmino con i finestrini bloccati.

Viaggiamo con lo sportello spalancato e spesso in piedi, poiché i sedili sono bollenti.

Gadames, oasi con la sua fresca città sotterranea, oggi abbandonata, ma in perfetto stato di manutenzione, ci accoglie nelle sue viuzze e piazze inimmaginabili, su cui prospettano le tipiche abitazioni berbere con le loro magnifiche porte d’ingresso. L’anziano signore che ci fa da guida costituisce per me anche un ottimo soggetto da inquadrare in quell’ambiente fiabesco.

Nella primavera del 2005 vado alla scoperta della Libia meridionale sahariana. E’ una piccola carovana di fuoristrada, con tende, viveri, acqua e cuochi al seguito. I luoghi in pieno deserto in cui ci accampiamo sono eccezionali esperienze di silenzio e natura incontaminata: dune, rocce erose dal vento in sculture, archi, colonne e pinnacoli ci accompagnano nel nostro viaggio.

E poi via verso la catena montuosa dell’Acacus a caccia di pitture e graffiti rupestri, lasciati in anfratti e su pareti rocciose dalla mano di uomini preistorici che qui vissero, cacciarono ed allevarono bovini quando il Sahara era verde savana e fertile pascolo.

Incredibile anche la vista dei laghetti salmastri (in uno ho anche fatto il bagno) nel pieno del Deserto di Ubari. In queste piccole oasi arrivano nomadi dai volti fieri, a vendere i loro monili tradizionali.

Fortunatamente la macchina fotografica mi ha permesso di portare a casa l’immagine di luoghi, paesaggi e persone che oggi non è più possibile incontrare.

La guerra uccide non solo gli uomini, ma anche il loro glorioso passato e gli spettacolari ambienti naturali in cui vivevano.


Testo e foto di Giuliana Conchi

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Questa voce è stata pubblicata il 11/04/2019 da in Gallerie con tag , , , , .

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