Circolo Fotografico Scledense BFI

Filo spinato

Chilometri di filo spinato a file orizzontali, sovrapposte, molto sopra l’altezza che un uomo possa raggiungere. Tanto più che questi uomini erano curvi piegati dal freddo, dalla fame, dai dolori.

Filo spinato fissato con nottolini di ceramica in modo da trasportare l’elettricità e poter fulminare l’incauto.

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E poi tonnellate di scarpe o meglio sandali che nell’inverno polacco servivano a ben poco se non evitare le ferite ai piedi che ti avrebbero fatto scartare subito invece che domani.

Latrine in fila con decine di buchi uno a fianco all’altro a 45° in modo da farcene stare più possibile.

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E scatolette di latta, maglie. Solo guardando la quantità di quello che è rimato si può avere una pallida idea di quanta umanità abbia calpestato quel fango.

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Paolo Tomiello ha visitato i campi di sterminio e ce ne parla: con parole e immagini.

PER NON DIMENTICARE

La visita ai campi di sterminio di AUSCHWITZ e BIRKENAU è stata forse l’esperienza visiva più terribile della mia vita. Terribile e affascinante allo stesso tempo, perché ho potuto veramente toccare con mano la realtà dell’Olocausto.

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Mentre visitavo quei luoghi, e li fotografavo, mi ponevo continuamente molte domande, a cui non sempre sapevo dare risposte. Mi sorgeva persino il dubbio, anche a me fotoamatore incallito, se lì avesse un qualche senso scattare delle fotografie. In primo luogo perché il coinvolgimento emotivo è tale da correre seriamente il rischio che quello che si fotografa non possa minimamente rendere evidente quello che si vede e si prova; e poi perché lì dentro sono già passati migliaia e migliaia di fotografi, compresi professionisti famosi; c’era il notevole rischio di cadere nel ripetitivo e nel “dejà vu”.

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Poi però la passione ha preso il sopravvento, e non ho resistito; ma mi sono imposto un minimo di progettualità ed ho quindi individuato due filoni principali: i reticolati esterni e le stanze interne, spesso contenitori di oggetti maniacalmente accatastati in modo seriale. Attorno a questi due elementi portanti ho costruito la mia storia, la mia visione personale di questi luoghi, che rappresentano sicuramente uno dei massimi eventi dell’abiezione umana.

Tutte le immagini che compongono questo portfolio sono in origine scatti analogici in diapositiva colore, successivamente trasformati in digitale ed elaborati, eliminando quasi completamente il colore stesso. Il mantenimento di alcune tracce cromatiche va inteso come scelta espressiva, per evidenziare in modo stridente i pochi elementi della contemporaneità, oppure per rendere ancora più pregnanti certi punti forti dell’immagine.

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Infine il titolo: non è certo una novità; è già stato ampiamente sfruttato in mille occasioni, ma non sono riuscito a trovare di meglio per rendere evidente il significato comprensivo di questo racconto.

Paolo Tomiello

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Questa voce è stata pubblicata il 29/01/2019 da in Gallerie con tag , , , .
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