Circolo Fotografico Scledense BFI

Abbandono

I luoghi abbandonati vanno cercati con cura; possono essere una fabbrica non più in uso, una villa inabitata, un ex ospedale psichiatrico, … o qualunque altra cosa che abbia avuto una qualche funzione e che oggi nessuno usa più.

Ogni luogo abbandonato si porta con sé tracce della vita che l’abitava e se è molto grande spicca il contrasto tra il suo passato affollato e il suo presente desolato.

Quello che colpisce di più sono le tracce di quello che ospitava: vecchi calendari, macchinari, qualche traccia di arredo, una scritta sui muri, una tenda divelta, …

In missione

Ho partecipato anch’io alla “missione” durante la quale sono state scattate alcune di queste foto. Ci siamo trovato in questi locali giganteschi un po’ bui  e pieni di polvere. Avevamo macchina fotografica, treppiede, bolla per la perfetta messa a piombo delle foto, un faretto per eventuali effetti speciali, obiettivi vari. Ognuno si è fatto incantare da un angolo e abbiamo iniziato, studiando la luce, gli effetti, i dettagli.

Siamo tornati a casa con il nostro bottino di qualche centinaio di foto. Ognuno ha scaricato le proprie foto, le ha valutate, scartate quelle errate, classificate per luogo, argomento, data.

Poi è iniziata la scelta di come “svilupparle”. Sì perché anche le foto digitali vanno sviluppate: dal dato grezzo (“raw” in inglese) si possono ricavare numerose foto pur con lo stesso contenuto. La prima scelta è

bianco e nero o colori?

E una volta definita questa scelta ancora le possibilità di sviluppo sono molte: si può privilegiare uno sviluppo morbido con infinite tonalità di grigio una diversa dall’altra oppure uno sviluppo molto contrastato che si può ridurre a due sole tonalità: il bianco e il nero. Se hai scelto il colore puoi pasare alla tonalità seppia che fa tanto foto d’epoca o ad un colore azzurrino che ricorda le cianografie, …

Sperimentare

Giuseppe è uno sperimentatore e ha tentato varie vie prima di arrivare al risultato illustrato in questo articolo. Le foto pur a colori, non sono realistiche eppure sono dettagliatissime. Hanno un aspetto allucinato, i colori sono virati, tutta la foto è perfettamente a fuoco e ogni dettaglio è reso con esattezza. Potrebbero accompagnare una canzone dedicata agli allucinogeni tanto il mondo rappresentato è reale/irreale contemporaneamente. L’occhio vede tutto, ma fatica a inquadrarlo e comprenderlo.

La scelta tecnica

Le foto sono scattate in HDR (High Dinamic Range) una tecnica che prevede di scattare due foto identiche, una esposta per le parti più scure l’altra per le parti più chiare. Sovrapponendo le due foto si riesce a ottenere un’immagine dove tuto il fotogramma è leggibile, non vi sono parti bruciate dalla luce o oscurate dall’ombra. Applicando poi dei filtri si ottiene questo risultato.

Con questa elaborazione il rapporto figura/sfondo si confonde e svanisce, la foto si appiattisce in un’intricata distribuzione di stimoli visivi, non sempre decifrabili, emergono alcune qualità pittoriche della fotografia.

Inquadrando singole porzioni emergono le proprietà tattili delle superfici, le textures si risolvono in immagini astratte, in macchie di colore.

Concludiamo con le parole di Giancarlo Torresani

Se è pur vero che molti fotografi si sono spesi – sui siti abbandonati – per testimoniare le tracce di un tempopassato, diverso è l’atteggiamento scelto da questo autore che, pur mettendo a fuoco un’emergenza di altissimo valore (un’architettura tanto nota e celebrata in manuali e convegni quanto ignorata), pone una luce diversa sul luogo astraendolo dalla realtà per elevarlo ad un’insolita interpretazione artistica.
Se un luogo abbandonato produce il vuoto … il luogo non è improduttivo poiché, a mio avviso, può lasciarespazio alla creatività dell’autore libero di farne quel che gli pare. Il vuoto è una condizione che permette diriempire, di imprimere un’ “orma” come su una distesa di sabbia piatta e bagnata dal mare. I luoghi abbandonatisono poetici, lontani dal quotidiano, ma così eterni nel loro essere vittime dell’agire del tempo.
Le opere di
Santamaria parlano di un mondo imperfetto, dell’usura della vita affrontata con umiltà, dellasofferenza che si fa arte: attraverso la materia, gli scarti, le cose consumate, alle quali l’autore aggiunge unainteriore leggera liricità che allevia il quotidiano, come quell’imprevedibile presenza di un piano che ci fa escalmare: “cosa diavolo ci fa un pianoforte in mezzo a quella grande stanza e, soprattutto, perché?”.

Le foto sono di Giuseppe Santamaria

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3 commenti su “Abbandono

  1. Anonimo
    03/12/2018

    Una tecnica che mi piace molto, come sempre…ottime foto

    Piace a 1 persona

    • cfschio
      06/12/2018

      Grazie, la creatività in fotografia, apre nuovi scenari per fotografare in modo nuovo quello che avevamo già visto.

      Mi piace

  2. Sunil Deepak
    28/11/2018

    Molto suggestive queste immagini

    Piace a 1 persona

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