Circolo Fotografico Scledense BFI

Acro yoga

Non credo che sia più possibile identificare il bello e il buono come indissolubilmente legati. La concezione greca che ciò che è bello non può che essere buono è stata superata dalle immense varietà della culture umane.

Abbiamo scoperto che il bello è relativo e ciò che appare bello in una società non è necessariamente valutato allo stesso modo in una società diversa. L’esempio classico della “Venere di Willendorf” rappresentante una donna nell’epoca paleolitica mostra un corpo di donna che oggi apparirebbe brutto o ripugnante, ma che allora, corpo opulento in un’epoca di scarsità, doveva apparire ideale.

Venere di Willendorf

Perfino le “Tre grazie” del Botticelli, molto più vicine a noi rispetto alla cultura paleolitica, mostrano uno slittamento rispetto al concetto di bellezza del XXI secolo.

Botticelli: le tre Grazie

Se dunque il bello è relativo alla cultura che lo esprime, più difficile ancora è l’dentificazione tra bello e bene. Troppo spesso la cultura moderna ha associato la bellezza alla merce e così anche la prima non è più diventata espressione pura del bene, ma maschera per qualunque finalità.

E dunque quest’anno, quando il tema proposto era

“Kalòs kai Agathòs”

ovvero il bello e il buono mi sono posto il problema: quand’è che il Bello è anche Buono ovvero assume un valore etico?

Ho voluto cercare i casi nei quali il riscatto e il miglioramento personale avvengono tramite la bellezza e più precisamente tramite l’arte.

Ho contattato Sonia Stella, organizzatrice de Il suono nel tempo, che nel suo laboratorio di Biodanza offre occasioni di accoglienza, di inclusione, di crescita personale attraverso la“conoscenza dell’arte della musica e di tecniche comportamentali idonee al benessere dell’individuo e al suo rapporto con il mondo circostante”. Si rivolgono a lei persone con problemi motori o psichici, persone che attraversano momenti difficili della loro vita, ragazzi e ragazze esclusi dai circuiti normali della vita quotidiana, ma anche volontari.

Così sono arrivato a Lorenza Arabi, una giovane donna appassionata di Acro Yoga, ragazza solare che ha aderito entusiasta al mio progetto di documentare la sua passione.

Acro Yoga

È uno yoga lento e acrobatico dove Lorenza e Nik passano lentamente da una posizione all’altra con grande eleganza.
Disciplina affascinante, i corpi si muovono lentamente sempre mantenendo un equilibrio che a tratti sembra impossibile. Lorenza si muove nell’aria e sembra aver sconfitto le forze della gravità.

Con calma ho fotografato le loro evoluzioni, la loro intesa, i loro sguardi e ho cercato di fissare sufoto quello che mi trasmettevano.

Il portfolio è organizzato in quattro gruppi di 3 foto

Le prime tre foto hanno in comune la simmetria e l’ombra: la bellezza e l’oscurità che la bellezza proietta dietro di sé. In una è protagonista lo sguardo, testimone di un’intesa perfetta tra i partner.

Nelle seconde tre il corpo si smaterializza, perde consistenza e protagonista è il lento cambiamento delle cose. Ho ottenuto questo risultato senza post-produzione, ma scattando più foto sovrapposte sullo stesso fotogramma.

Nella terza serie di tre le figure non sono più simmetriche e la ripresa di profilo evidenzia l’equilibrio e l’eleganza delle posizioni.

Nell’ultima serie di tre foto tornano le riprese multiple, il corpo si dissolve nell’aria e tende a scomparire, viene eliminato il sostegno e la foto si concentra su Lorenza

Foto e testi di Renzo Priante

Le foto sono esposte alla mostra Kalòs kai Agathos

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Questa voce è stata pubblicata il 18/11/2018 da in Eventi CFS con tag , , , , .
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