Circolo Fotografico Scledense BFI

La basilica di Vicenza

Parli di basilica e quasi tutti intendono chiesa. La basilica è in realtà edificio civile dedito alle riunioni pubbliche. Così lo intesero i romani che per primi diffusero il tipo edilizio anche perché prima di loro, non conscendo la tecnologia dell’arco e della volta, non si riuscivano a coprire grandi spazi senza sostegni intermedi.

Quando il cristianesimo si impose, religione nuova in un tessuto sociale antico, dovendo differenziarsi rispetto al modo pagano, rifiutò di utilizzare la “forma tempio” per le proprie cerimonie religiose. Dovendo però inventarsi una nuova forma architettonica si preferì copiare la tipologia della basilica civile per adattarla alle proprie adunanze religiose.

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Il palazzo della Ragione

Dunque una basilica, inteso come edificio civile, a Vicenza esisteva già nel XV secolo ed era un edificio di forme gotiche chiamato Palazzo della Ragione che si divideva tra due piazze a diverse altezze. Alla fine del secolo Tommaso Formenton rivestì con logge l’edificio. Tuttavia l’angolo sud ovest crollò solo due anni dopo la fine de cantiere e la ricostruzione impegnò oltre 40 anni di vita cittadina.

Venne chiamati architetti illustri come Sansovino, Serlio, Sanmicheli, Giulio Romano che aadirittura propose di sollevare Piazza delle Erbe per avere un maestoso edificio nel mezzo di una piazza geometricamente simmetrica.

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ILrivestimento di rombi bianchi e rosa ricorda quelli del palazzo ducale di Venezia

Una raccomandazione

Vinse invece un giovane architetto, tutt’altro che famoso, di soli 38 anni. Vinse solo grazie alla raccomandazione del suo méntore, il nobile Giangiorgio Trissino.

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Eppure la scelta fu azzeccata dato che il giovane architetto si chiamava Andrea Palladio. Il Palladio disegnò delle leganti logge sorrette da colonne affiancate e nell’abile gioco di correzione della distanza delle colonne, riuscì ad adattare l’irregolarità delle forme gotiche con la rigida geometria delle forme rinascimentali.

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Marmo bianchissimo

Scelse un marmo cristallino e durissimo fatto venire apposta dal borgo di Piovene (non ancora Rocchette). Esistono dunque le liste dei pagamenti fatti ai lapicidi di Piovene e le spese per il ripristino delle strade comunali rovinate dal continuo passaggo dei carri. L’opera dette fama all’architetto, ma un pochino anche alla dura pietra locale, molto meno fratturata rispetto a quella dell’altopiano, che per secoli divenne ricercata come calcare di pregio. Solo dopo gli anni ’50 del secolo scorso la produzione piovenese venne a calare e fu abbandonata; troppo duro il materiale e troppo scomode le cave.

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Due fotografi

Due fotografi si sono cimentati con le logge palladiane e, armati di obiettivi grandangolari o fish-eye hanno documentato la singolare bellezza dell’opera.

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Fotografie di Andrea Tessaro e Ampelio Pellattiero

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Questa voce è stata pubblicata il 11/11/2018 da in Eventi CFS con tag , , , , .
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