Circolo Fotografico Scledense BFI

Persi in una lucida follia

Olocausto

La parola evoca un dramma terribile: il sacrificio completo e totale di una comunità, di una categoria di persone. Il termine è tornato d’attualità, purtroppo, dopo l’ascesa del nazismo in Germania, non ultima arrivata di una una serie di dittature del XX secolo. Purtroppo la dittatura tedesca fu determinata e priva del senso del limite. In una follia allucinatoria il nazismo concepì uno stato onnipotente che tutto poteva osare nei contronti dei suoi cittadini e nei confronti degli altri stati.

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Così fu concepito un programma di purezza ingannevole e impossibile, ma perseguito in modo lucido e organizzazione industriale. Partiva da un presupposto fragile, che i tedeschi fossero l’espressione più pura di una razza inesistente, quella ariana. Su questo presupposto fallace la purezza avrebbe dovuto essere raggiunta dall’eliminazione del diverso: i malati mentali (anche “ariani” dunque), gli ebrei, i sinti, i testimoni di Geova,  gli omosessuali, gli avversari politici.

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Finita la guerra su questo periodo si è aperta una riflessione che servisse a capire il perché di questa follia e a rendere questa riflessione pubblica arrivarono una serie di iniziative dal respiro urbano.

Memorial

Il Memorial dell’Olocausto di Berlino venne concepito negli anni ’80 del nocevento, il progetto affidato a Peter Eisenmann nel 1999, l’opera conclusa nel 2004. Il luogo è simbolico: l’area dove sorgeva il palazzo e le proprietà di Goebbels, potentissimo ministro per la Propaganda del Partito Nazionalsocialista Tedesco.

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Gran parte della vastissima area è occupata da un numero impressionante di stele, 2711 parappelepipedi di calcestruzzo disposti in una maglia regolare e distanziati tra loro in modo da creare una rete di percorsi.

Tomiello Berlino IMG_007Tomiello Berlino IMG_008Tomiello Berlino IMG_010È facile entrarci ma il percorso è ingannevole, alcune stele arrivano al polpaccio, altre sono così alte che sprofondi tra loro. In un sistema ordinato (la griglia) ci può essere disorientamento e confusione, questo quello che i visitatori percepiscono e che rimanda al sistema ordinato di annientamento concepito dai nazisti.

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L’area è completata con un centro di documentazione visitato da mezzo milione di persone ogni anno.

Le foto ti immergono nel monumento e nel suo messaggio, appena un paio di foto che inquadrano il contesto, il resto è immersione nella logica del vastissimo monumento. In una foto la lunghissima serie di stele diventa foto astratta, una maglia di figure geometriche bianche e nere.

Vedi anche https://it.wikipedia.org/wiki/Memoriale_per_gli_ebrei_assassinati_d%27Europa

Il portfolio fa parte della mostra presso l’ex lanificio Conte di Schio, vedi Kalós kai Agathós.


Le foto sono di Paolo Tomiello

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