Circolo Fotografico Scledense BFI

La casa delle tessere di vetro

Per la verità non si tratta di una casa, ma di una fabbrica, una ex fabbrica, che quando è stata dismessa ha offerto uno spazio libero sovrabbondante, circa 7.500 mq di capannoni.

Da lì nasce l’idea di un museo d’arte e design incentrato attorno alla produzione della fabbrica: le tessere di vetro per i rivestimenti interni. Si tratta di piccole tessere di vetro, un tempo utilizzate per rivestire i bagni tra gli anni’30 e il primo dopoguerra. Poi il materiale era andato in disuso, sostituito da piastrelle più grandi. I fratelli Bisazza hanno rilanciato il prodotto facendone un’icona del lusso ed esaltando la proprietà delle piccole tessere di rivestire anche superfici curve.

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Il legame tra le piccole tesssere Bisazza e i progettisti di interior design ha scatenato la creatività e la produzione delle tessere di vetro, ha raggiunto hotel, abitazioni, palazzi in tutte le parti del mondo.

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Lo spazio si chiama Fondazione Bisazza e si trova a Montecchio Maggiore e fin dall’ingresso ti accoglie l’immagine di quanto viene dispiegato abbondantemente dentro. Una parete curva di grandi rose su sfondo nero accoglie il visitatore

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Mostre provvisorie di grandi artisti contemporanei e una collezione permanente con nomi noti sul panorama internazionale: Tord Boontje, Aldo Cibic, Sandro Chia, Jaime Hayon, Arik Levy, Alessandro Mendini, Fabio Novembre, Mimmo Paladino, John Pawson, Andrée Putman, Ettore Sottsass, Studio Job, Patricia Urquiola, Marcel Wanders e Richard Meier; tutti invitati a cimentarsi con le piccole tessere di vetro, una produzione industriale che riporta in auge l’antica arte del mosaico.

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Il Museo è stato inaugurato nel 2012.

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L’interno è fantasmagorico, gli spazi sono grandi e le opere pure, la visita dura un paio d’ore o più per chi ama osservare e meditare in tutta tranquillità.

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L’unione tra superfici lucide e oggetti insoliti dà alla mostra un tono barocco-pop e a tratti kitsch, il visitatore deve rimanere stupito (“è del poeta il fin la meraviglia” questa la più sintetica descrizione dell’arte, barocca, del seicento).

 

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Gli spazi sono ben organizzati e creano prospettive e scenari di grande suggestione.

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Verde intercluso e luce di scorcio.

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Gli oggetti insoliti non risparmiano auto e aerei.

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Per chi ama fotografare è una bella palestra.

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Fotografie di Paolo Tomiello e Giuseppe Santamaria

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