Circolo Fotografico Scledense BFI

Muri di fango

Prima della scoperta della calce e conseguentemente dei forni con i quali portare la temperatura oltre gli 800 °C per parecchie ore, non esisteva l’intonaco; al suo posto è stato a lungo impiegato un rivestimento di semplice fango. Si prendeva l’argilla, la si impastava con l’acqua ed ecco pronto un materiale da “spalmare” sui muri.

In seguito si comprese che, se si voleva evitare il “ritiro”, ovvero le crepe che comparivano appena l’argilla si asciugava, era meglio aggiungere paglia che dava consistenza all’impasto.

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Un cantiere edile dove il fango viene impastato con la paglia

Era un modo per  proteggere i muri, spesso fatti di mattoni crudi, materiale che, se bagnato, poteva essere dilavato dall’acqua. Il rivestimento prolungava la durata dei muri, ma, ahimé, essendo fango bagnandosi tornava molle e tendeva a dilavarsi. Poco importa, si procedeva a un nuovo strato in un rinnovamento continuo. I muri delle case assumevano il colore della terra (se c’è un prodotto a chilometri zero è appunto il fango) e la città andava a confondersi con i colori del paesaggio.

Tale tecnica costruttiva è diffusa in tutti i continenti.

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Le foto seguenti sono state scattate ad Abyaneh uno sperduto villaggio dell’Iran centro settentrionale, lontano dagli itinerari principali e proprio per questo rimasto immutato per secoli, addirittura millenni se si presta fede alle notizie locali.

Un piccolo borgo un tempo agricolo, con strade così strette da poter essere attraversate solo a piedi accompagnati tutt’al più da capre e ciuchi. Marginali le attività agricole, modesta la produzione artigianale locale, resta il turismo, quel  po’ di turismo che riesce a passare tra le maglie di conflitti sempre latenti in questa parte dell’Asia.

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Strade strette che si allargano davanti alle porte lasciando lo spazio per sedersi all’uscio. Talvolta diventano vetrina e mercato, luogo di vendita della mercanzia: erbe officinali, frutta secca, piccoli prodotti tessili.

 

 

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Accanto alle strade i profondi canali che allontanano le acque.

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I tetti sono piani, le strade in pendenza, gli spazi pubblici si fanno ora larghi ora stretti, ma sempre minuscoli rispetto alle città che conosciamo.

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Fotografie di Renzo Priante

 

L’immagine di copertina riguarda la città di Yazd (Iran) i cui muri sono anch’essi rivestiti di terra.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 02/09/2018 da in Eventi esterni con tag , , , .
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