Circolo Fotografico Scledense BFI

Il MUSE

Un tempo i musei erano luoghi dove si raccoglievano gelosamente alcuni reperti antichi, custoditi in teche polverose e tenuti lontani da ogni contatto con i visitatori. I visitatori erano principalmente scolaresche di ragazzi, magari in divisa, che dovevano procedere uniti alla guida della maestra, dovevano ascoltare e fare domande solo alla fine; guai toccare né tanto meno fotografare. Nelle sale distratti guardiani in giacca e talvolta mostrine e che avevano l’incarico di sorvegliare e casomai intervenire.

I bambini troppo piccoli erano mal tollerati, non avevano ancora studiato e cosa mai potevano capire dei seriosissimi oggetti esposti? Andavano tenuti per mano, non dovevano gridare né correre, pena l’espulsione dei genitori dal museo.

Un po’ alla volta è cambiato il modo di concepire il museo. Si è rivalutata la più naturale delle attitudini: la curiosità, molla principale della scoperta scientifica e leva fondamentale per la trasmissione del sapere.

 

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Le teche sono state aperte, gli oggetti custoditi, ovvero una loro copia fedele, sono stati messi a disposizione dei visitatori, ma soprattutto si sono inventati nuovi modi di comunicare le informazioni, meno cartelli e più esperimenti, possibilità di toccare vedere sentire.

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Si sono coinvolti i sensi, si può camminare a piedi nudi, provare a toccare ed … essere sorpresi dal fatto che qualcosa cambia come se “il Museo” avesse sentito il tocco della tua mano e ti rispondesse.

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È del poeta il fin la meraviglia” si diceva nel XVII secolo quando improvvisamente il mondo divenne più grande e alle già note genti dell’oriente estremo si aggiunse un intero nuovo continente da esplorare: l’America.

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Nei nuovi musei i concetti, le scoperte scientifiche diventano modelli che, ingranditi milioni di volte, rendono palpabili realtà che per lungo tempo sono rimaste indecifrabili. come la molecola del DNA che valse a Watson e Creek il premio Nobel nel 1962.

 

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Dalle basi del DNA ai tratti somatici il passo è lungo, ma è necessario spiegarlo con esempi e suggestioni.

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I nuovi materiali sono stupefacenti nel riprodurre gli uomini stessi ed ecco che il MUSE si sottopone alla sfida di ricostruire, a partire da qualche osso e da miliardi di basi del DNA, i nostri antenati più antichi che ci appaiono quasi fossero stati fotografati da vivi.

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Che sia una “bambina” o una “leonessa” l’effetto è sorprendente: arte e scienza, scultura e rigore scientifico si danno la mano e il risultato è sconcertante.

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Anche l’esposizione è cambiata. Rispetto alla sede del museo posta in un vecchio palazzo del centro di Trento, la nuova sede è un immenso open space con eventuali compartimentazioni mobili.

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Il risultato è l’immersione totale in uno spazio raffigurato e ricostruito.

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La confusione tra realtà e sua ricostruzione è spiazzante.

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Anche l’edificio progettato da Renzo Piano fa la sua parte nel rendere efficace il corto ciruito tra sapere e divertimento.

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Ed infine un piccolo omaggio ad un altro protagonista di questa rivoluzione comunicativa: il computer. Guardate come era solo pochi decenni fa.

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Le foto di questo articolo sono state scattate al Museo di Scienze di Trento e sono opera di:

 

 

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Un commento su “Il MUSE

  1. ampe.alex
    17/05/2018

    Ok bellissimo articolo….. Molto bravi. 

    Inviato da smartphone Samsung Galaxy.

    Piace a 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 17/05/2018 da in Eventi esterni con tag , , , , .
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