Circolo Fotografico Scledense BFI

Mongolfiere

Le Tredici Colonie Unite avevano appena ottenuto l’indipendenza proclamata qualche anno prima da George Washington nel 1776, quando, in una Parigi ancora dominata da Luigi XVI, uno strano pallone molto grande si alzò nei cieli sfidando le nuvole. Era trattenuto a terra da un cavo e portava a bordo 3 persone, tra cui uno scienziato.

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Non era la prima volta che un pallone decollava da terra dato che i cinesi producevano simili palloni da almeno 15 secoli (“lanterne” era il loro nome dato che, per alzarsi, avevano bisogno dell’aria calda prodotta da una lanterna appunto), ma era la prima volta che assieme al pallone salivano al cielo delle persone.

Un mese dopo si ritentò, ma stavolta il pallone non era frenato e poté vagare per i tetti di Parigi portato dal vento. Quando atterrò aveva percorso 9 km.

I militari erano molto interessati al nuovo mezzo che prometteva spostamenti veloci ma, ahimé, il problema era la non governabilità di quei palloni, non sapevi mai dove il vento ti portava. Per questo inventarono i dirigibili che avevano un motore per dirigere il movimento. Poi, il 6 maggio del 1937, un dirigibile chiamato Zeppelin dopo aver attraversato l’Atlantico prese fuoco in fase di atterraggio provocando la morte di 35 persone.

Quello fu l’atto finale che fece cessare ogni utilizzo commerciale di mezzi come quello.

Eppure le Mongolfiere non hanno ancora cessato di competere con le nuvole, leggere e silenziose solcano i nostri cieli portando i cultori dell’arte di farsi trasportare dal vento.

Assistere a una kermesse di mongolfiere ha un indubbio fascino.

All’inizio si tratta solo di un telo moscio adagiato sull’erba, poi un ventilatore le gonfia all’interno facendo allontanare i lembi opposti.

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È a questo punto che vengono accesi i bruciatori che producono quel mezzo più leggero dell’aria che è l’aria calda (e i residui di combustione). Il pallone ondeggia, comincia ad ergersi.

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Poi le persone entrano nel cestello e basta aumentare unpo’ il calore perché il pallone si stacchi dolcemente da terra.

Con l’avvento del buio diventa uno spettacolo di irresistibile suggestione.

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Finché è il momento di rimettere via tutto, sgonfiando i palloni e ripiegando la tela.

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A questo punto tocca ai bambini saltare sulla tela quasi fosse un gioco nel tentativo di sgonfiare quel pallone che li ha fatti sognare.

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Fotografie di Ampelio Pellattiero socio del Circolo Fotografico di Schio e presidente del Fotoclub di Caldogno

Foto scattate a Treviso nel 2016.

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Questa voce è stata pubblicata il 28/04/2018 da in Eventi esterni con tag , , .
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