Circolo Fotografico Scledense BFI

Il fattore tempo (1)

LA FOTOCAMERA IMMOBILE

I fattori dell’esposizione

I fattori dell’esposizione sono, com’è noto, apertura, tempo e sensibilità alla luce. I primi due sono regolati, rispettivamente, da diaframma e otturatore. Il terzo, nella fotografia analogica, è definito a priori dalla pellicola in uso mentre, nelle fotocamere digitali, spazia su una gamma di valori in genere piuttosto ampia. Per esporre correttamente una fotografia occorre quindi stabilire quanta luce e per quanto tempo deve passare attraverso l’obiettivo. Nel caso del digitale, inoltre, quanto amplificare il segnale luminoso che arriva al sensore. Apertura e tempo, in quest’operazione, sono in rapporto inverso: fissato un valore ISO, dimezzando l’apertura del diaframma (o, in altre parole, chiudendolo di uno “stop”) per bilanciare l’esposizione sarà necessario raddoppiare il tempo di otturazione (ovvero allungarlo di uno “stop”), e viceversa. A ogni stop di chiusura del diaframma, infatti, corrisponde un dimezzamento della quantità di luce che vi passa attraverso, e naturalmente lo stesso rapporto vale per i tempi (a 1/50 la luce è il doppio rispetto a 1/100). Un errore di calcolo dell’esposizione porta a una foto esposta più o meno del necessario (situazioni note, rispettivamente, come sottoesposizione e sovraesposizione).

Naturalmente gli automatismi supportano in ciò il fotografo. Impostando la fotocamera nella modalità a priorità di diaframma (di solito indicata A o Av), essa sceglierà il tempo necessario per un’esposizione corretta. Se la luce è scarsa, allungherà il tempo di otturazione (salvo che non sia impostata la funzione ISO AUTO, che adegua in automatico la sensibilità alla luce). Nella modalità Program (P) essa sceglierà anche il diaframma.

Si tratta di modalità di scatto normali nelle fotocamere reflex e mirrorless, mentre possono mancare nelle fotocamere compatte, specie quelle di fascia più economica.

 

Il tempo “giusto”

In linea di massima il tempo di otturazione (d’ora in poi solamente “tempo”) deve essere tale che la foto non risulti mossa, sia per un movimento (involontario) della fotocamera al momento dello scatto, sia per un movimento possibile del soggetto.

Tessaro_tempo 01

Figura 1: l’immagine a sinistra (dettaglio) è visibilmente mossa. Aumentando il valore ISO e sottoesponendo leggermente, il tempo è diminuito consentendo di rimediare al problema (fotocamera reflex).

Per i soggetti statici vale generalmente la “regola” dell’inverso della focale: nello scatto a mano libera il tempo non dovrebbe essere superiore alla frazione che ha per denominatore la lunghezza focale dell’obiettivo utilizzato. Esempio: Se scattiamo con un 50 mm, il cosiddetto tempo di sicurezza è 1/50.

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Figura 2: Schio, Palazzo Fogazzaro. 1/40 è un tempo di sicurezza “giusto” per questo scatto realizzato con un obiettivo di focale 35 mm (f/2,8, ISO 400, fotocamera reflex).

Naturalmente il fotografo dovrà tener conto delle dimensioni del sensore per conoscere le focali equivalenti e i rispettivi tempi di sicurezza: in un formato APS-C il 50 mm equivale a 75-80 mm, in un micro quattro terzi a 100 mm (che richiederanno, rispettivamente, 1/80 e 1/100).

Questa “regola” ha importanti conseguenze: con i teleobiettivi si dovranno usare tempi più rapidi e, in molti casi, per non avere foto mosse sarà necessario alzare il valore ISO. Con i grandangoli, viceversa, potremo permetterci tempi più lenti e un valore ISO basso.

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Figura 3: Cesenatico. 1/500 è il tempo di sicurezza “necessario” per questo scatto, realizzato con un obiettivo catadiottrico di 500mm (f/6,3). Elevata la sensibilità alla luce conseguente (ISO 10.000, fotocamera reflex).

Ho virgolettato la parola “regola” perché nella realtà la scelta del tempo dipende anche da quanto ferma è la mano del fotografo. Inoltre le moderne reflex hanno tempi di reazione allo scatto e inerzie ridotti, per cui spesso si possono ottenere immagini perfette anche con tempi inferiori a quello “di sicurezza”.

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Figura 4: Perugia. 1/30 è stato sufficiente a riprendere non mosso questo soggetto, pur con una focale equivalente di 112mm su uno zoom non stabilizzato (f/4, ISO 6.400, fotocamera reflex).

Infine, se l’obiettivo o la fotocamera offrono la stabilizzazione d’immagine possiamo scattare con maggiore tranquillità riguardo al rischio di micro mosso. Uno stabilizzatore che garantisca tre “stop” di compensazione – quindi tre “raddoppi” dei tempi rispetto a quello di sicurezza – consentirà, ad esempio, di ottenere immagini ferme con un obiettivo di lunghezza focale 200 mm a 1/25 anziché a 1/200. Naturalmente occorre diffidare delle specifiche dei costruttori (a volte un po’ ottimistiche) e testare personalmente lo stabilizzatore per vedere fin dove ci si può spingere.

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Figura 5: Biennale di Venezia 2015. Grazie alla stabilizzazione sul sensore, è stato possibile realizzare questo scatto a 1/30 anziché al tempo di sicurezza di 1/125 (focale equivalente 120mm, f/2,8, ISO 25.600, fotocamera mirrorless micro quattro terzi).

Tempi più rapidi

Se il soggetto è in movimento, per non renderlo mosso dovremmo considerare l’opportunità di utilizzare tempi più rapidi di quello di sicurezza. In questo caso occorre impostare la fotocamera nella modalità a priorità di tempi (di solito indicata con Tv o S, dove “S” sta per “shutter”, otturatore). Di quanto più rapidi? Dipende da diversi fattori: dalla velocità del soggetto, dalla sua distanza rispetto al punto di ripresa e dalla direzione del movimento in rapporto al piano immagine. Velocità moderate, distanze di ripresa elevate e direzioni perpendicolari o poco inclinate rispetto al piano immagine richiedono tempi non eccessivamente rapidi (indicativamente fino a 1/1000).

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Figura 6: Alanya, Turchia. 1/1000 è un tempo più che sufficiente per “fermare” il movimento di questi mezzi (f/4, ISO 100, fotocamera mirrorless micro quattro terzi).

Velocità elevate, distanze ravvicinate e direzioni parallele al piano immagine richiedono invece tempi rapidissimi (fino a 1/8000).

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Figura 7: Movieland Park. 1/6400 “necessario”, in questo caso, per congelare il movimento (f/4, ISO 800, fotocamera reflex).

Molte fotocamere non vanno oltre 1/4000, ma non è il caso di preoccuparsi: si tratta di un tempo comunque rapidissimo con cui si può bloccare, “congelare” quasi ogni movimento. Alcune fotocamere dotate di otturatore elettronico, viceversa, possono superare il limite di 1/8000. Si tratta di tempi che presentano comunque una controindicazione: per avere un’esposizione corretta ci sarà bisogno di sensibilità elevate (e/o di obiettivi luminosi). Meno si apre l’otturatore, come ho detto all’inizio, meno luce passa per l’obiettivo.

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Figura 8: nonostante la luce intensa, con un tempo di 1/8000 è stato necessario aprire il diaframma a f/2,8 e alzare il valore ISO a 3.200 (fotocamera reflex).

Tempi più lenti

A volte l’intenzione di chi fotografa è, al contrario, mantenere, cioè rappresentare il movimento. L’impostazione della fotocamera dipende sempre dalla velocità del soggetto (che è bene mantenere riconoscibile): di solito si tratta di tempi che non superano il secondo (da 1/30 a 1/4 di secondo).

Tornando alla terna dell’esposizione vista all’inizio, se impostiamo un tempo lento occorrerà utilizzare un valore ISO basso e, a volte, un diaframma chiuso (fino a f/16 e oltre se necessario).

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Figura 9: “effetto movimento” ottenuto con un tempo di 1/4 (f/2,8, ISO 200, fotocamera reflex).

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Figura 10: Festival dell’Oriente, Padova. “Effetto movimento” ottenuto con un tempo di 1/6 (f/6,3, ISO 100, fotocamera reflex).

Una seconda possibilità di rappresentazione del movimento è mantenere fermo il soggetto muovendo lo sfondo. Si tratta del cosiddetto panning: si realizza seguendo il soggetto durante lo scatto, con un tempo più lungo di quello necessario a “congelarne” il movimento ma sufficiente a renderlo non mosso. Questa tecnica non è certo semplice: spesso occorre effettuare più tentativi prima di ottenere risultati soddisfacenti.

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Figura 11: Cesena, Ippodromo. Panning ottenuto con il tempo di 1/13 (f/4, ISO 100, fotocamera reflex).

Una variante alla tecnica di base del panning consiste nel muoversi alla stessa velocità del soggetto: sullo stesso mezzo o su di un altro che si muove parallelamente. In entrambi i casi il soggetto sarà fermo mentre lo sfondo sarà appunto mosso.

Tempi lunghi

I tempi lunghi (da pochi secondi fino a 30 o più) rispondono in generale alla necessità di scattare foto di architettura o paesaggio in situazioni di luce scarsa, quando non si voglia o non si possa alzare il valore ISO. Un’immagine ottenuta al valore ISO più basso garantisce la migliore qualità possibile (rapporto segnale / rumore, gamma dinamica). Chiaramente, in questi casi, occorre un treppiede o qualsiasi appoggio solido disponibile.

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Figura 12: Camogli, Basilica di Santa Maria Assunta. 15 secondi a f/16 e ISO 100 (treppiede, fotocamera reflex).

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Figura 13: Skei, Norvegia. 30 secondi a f/8 e ISO 200 (appoggio solido, fotocamera mirrorless micro quattro terzi).

Una possibilità creativa offerta dai tempi lunghi è la “sovrapposizione” dei movimenti. Ad esempio mari e laghi con lunghe esposizioni appaiono “setosi”: tipici momenti per questo genere di foto sono le ore che precedono l’alba o seguono il tramonto. Nella modalità Tv (S) in genere le fotocamere non offrono tempi superiori ai 30 secondi. Per esporre più a lungo occorre utilizzare la modalità B (posa B o posa Bulb): in pratica l’otturatore resta aperto per tutto il tempo che il pulsante di scatto rimane premuto. Chiaramente è necessario utilizzare uno scatto flessibile o un telecomando.

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Figura 14: Saint-Malo, Francia. 245 secondi (posa B) a f/8 e ISO 100 (treppiede e scatto flessibile, fotocamera reflex).

Nei paesaggi urbani i tempi lunghi mostrano invece le tipiche scie di luce.

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Figura 15: Tbilisi, Georgia. 2,5 secondi a f/4 e ISO 100 (fotocamera reflex).

 

Per allungare i tempi nelle ore diurne si ricorre a filtri a densità neutra. Si tratta di filtri di materiale trasparente e oscurato, di solito recanti sigle del tipo: ND4, ND8, ND16, etc. Un filtro ND8 consente ad esempio di attenuare di otto volte la luce, ovvero di trasmetterne il 12,5%. Se siete stanchi di fotografare i monumenti con eccessivo affollamento di turisti, munitevi di un filtro ND a elevata intensità (almeno ND32) e di un treppiede: con una lunghissima esposizione la presenza umana sparirà del tutto!

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Figura 16: Bagno Vignoni, vasca delle sorgenti. Un filtro ND8 ha consentito di “allungare” il tempo di scatto a 30 secondi (f/11, ISO 100, fotocamera reflex).

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Figura 17: Castello di Amboise, Francia. 30 secondi a f/2,8 (ISO 100): non c’è traccia dell’affollamento di turisti. I falsi colori sono dovuti all’utilizzo di un filtro per l’infrarosso che, in questo caso, ha consentito una riduzione dei tempi di circa 20 stop (fotocamera reflex).

Continua …


Testo e foto di Andrea Tessaro

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Questa voce è stata pubblicata il 07/03/2018 da in L'arte di fotografare, La tecnica fotografica con tag .
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