Circolo Fotografico Scledense BFI

Oriente

L’oriente misterioso con le sue lingue e i costumi incomprensibili, con le sue povertà abissali e le richezze infinite, con profumi di spezie dei quali facciamo fatica a ritenere il nome, diviso tra il monoteismo di buddismo, taoismo (che facciamo fatica a inquadrare tra le religioni), islamismo e il multiforme mondo di milioni di deità delle culture indiane, in un mondo dove l’ascetismo può assumere forme danzanti come nei dervisci o forme di una contemplazione anoressica.

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Instagram e Coca Cola

Questo Oriente misterioso sta cadendo sotto le mappe forzate di una globalizzazione che non lascia più nulla di nascosto, che svela popoli prima inaccessibili e li bombarda a colpi di Instagram, Facebook e Coca Cola e, rivelandoli, squarcia il fascino di una lenta faticosa conoscenza un tempo ottenuta attraverso viaggi impegnativi preceduti dalla lunga ricerca di un visto, dalle infinite vaccinazioni. Il viaggio stesso era l’avventura che si dipanava attraverso il cibarsi di prodotti locali sempre a rischio di infezioni intestinali con le sue umilianti conseguenze. In un viaggio del genere tutto quello che si scorgeva e si arrivava a sfiorare alimentava un immaginario di una cultura appena intravista e per questo affascinante che alimentava l’immagine favolosa che ci aveva spinti a partire.

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Caduta la barriera della difficoltà, introdotti i viaggi aerei che ti spingono in un mondo “altro” in una manciata di ore, il consumo è diventato bulimico e pornografico con quella possibilità immediatamente soddisfatta di vedere tutto senza conquistarlo e in realtà non si vede “quel” mondo, ma il riflesso del nostro mondo là ambientato.

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Turchia

La Turchia è la porta dell’Oriente, almeno per noi che viviamo sulle coste del Mare Nostrum. In Turchia arrivò Gengis Khan dopo una scorreria attraverso il cuore del continente asiatico, dalla Mongolia al Mediterraneo, a cavallo. In Turchia si parla una lingua che, con molte varianti e grafie diverse si parla in buona parte dell’Asia centrale, sintomo di scambi culturali che affondano nei millenni.

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Danza del ventre

Probabilmente richiama antichi culti di fertilità con quella assonanza che associa il ventre femminile con la terra fruttifera, ricca di messi e raccolti. Danza essenzialmente femminile dunque, diversamente dalle occidentali danze di coppia. E’ danza di origine araba e quindi più vicina alle culture mediorientali, la Turchia per esempio. E’ chiamata anche “danza orientale” o “danza dell’est” (in arabo raqs sharqi, رقص شرقي

Divenne danza di corte, seducente e sensuale, in alcune versioni si arricchì di accessori quali un velo, talvolta doppio, dei cembali talvolta dei tamburelli, qualcuna si esibisce con la spada oppure, meraviglia, riesce a danzare portando un candelabro sul capo.

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Foto di Andrea Tessaro,  scattate a Istambul nel 2010, camera Canon obiettivo Canon 70-200.

Vedi  http://www.rakkasistanbul.com/serapsu.html.

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Questa voce è stata pubblicata il 08/10/2017 da in Eventi esterni con tag , , , .
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