Circolo Fotografico Scledense BFI

Vite a basso volume

Uscire la sera, dopo una giornata di lavoro, e andare fino a Verona o Mestre. Poi ci si dirige ai marciapiedi o verso il sotto passo, verso quell’area abbandonata che la sera si popola di gente che solo lì può dormire. Si porta una coperta, una parola di conforto, un pasto caldo. Li guardi mangiare e scopri che prima mangia il cane poi l’uomo.

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Talvolta si va di giorno perché anche di giorno c’è chi aiuta i mendicanti, i senza tetto, quelli che si riparano sotto un cavalcavia.

Ti vergogni a  fotografarli così all’improvviso, come si fotografa una paio di scarpe, una vetrina, un monumento. Non è, non deve essere, una foto esotica, un reportage di viaggio dove al posto delle palme ci sono i cassonetti e invece della noce di cocco c’è un cartone di vino.

Perché?

Perché lo fai? Difficile dire perché. Per carità, compassione?

Ogni risposta è individuale, una cosa è certa: incontrare un senza tetto è riconoscersi in lui, immaginare quello gli passa per la testa,pensare a quello che può chiederti e a quello che puoi dargli. E in tutto questo c’è anche un brivido: anch’io sono come loro, anch’io, per una sequenza di casi imprevedibile, potrei perdere tutto e finire lì, in fondo non si incontrano solo zingari e profughi, capita di incontrare gente  che chiamano “il professore”, gente che sembra ben vestita e si vergogna ancora a tendere la mano.

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Come?

Andrea si è messo in contatto con la Ronda della carità di Verona. Se volete capire un po’ della sua esperienza, andate a leggervi il racconto di Gianfranco che vi parla del “professore”, oppure quello di Michela che distribuisce la pasta preparata dagli Alpini, oppure del volontario che, al Teatro romano, trova il senzatetto che gli spiega la storia romana della città di Verona e gli indica col dito i posti da visitare. Non può essere senza radici uno che conosce così bene la città e la sua storia, deve aver letto decine di libri, consultato biblioteche, archivi, scattato foto, confrontato testi, magari avrà pure insegnato. E allora come mai ….

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Non contento Andrea ha affiancato i volontari de La casa dell’ospitalità di Venezia Mestre. E così, sera dopo sera, giorno dopo giorno per un anno e mezzo ha distribuito thermos, panini, buste di acqua, ogni tanto chiedendo il permesso di scattare una foto.

Se dicevano di no oppure se c’era troppo da fare, si tornava a casa senza scatti, contenti di aver fatto un lavoro utile, affranti della propria impotenza.

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Le foto di Andrea Busato sono state l’oggetto di una mostra alla Galleria dei Nani di Valdagno. Ne ha parlato anche il Giornale di Vicenza dell’11 marzo 2012.

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Le foto sono state esposte a palazzo Fogazzaro nel corso della mostra Spazi di confine.

Foto di Andrea Busato

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Questa voce è stata pubblicata il 16/01/2017 da in Eventi CFS con tag , , , , , , .
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