Circolo Fotografico Scledense BFI

Memorie di pietra

Nei lungi giorni di trincea che sono diventati mesi e poi anni, il soldato, schiacciato da un’organizzazione che lo voleva un semplice numero intercambiabile con qualsiasi altro, ha cercato di lasciare una traccia di sé, magari una minuscola testimonianza della sua esistenza terrena.

Nascono anche così le scritte sul cemento o sulla pietra: talvolta semplici graffiti, talvolta  targhe ufficiali incise con il consenso degli ufficiali.

Un viaggio fotografico

di Valter e Luca Borgo ci porta lungo il confine della prima guerra mondiale in cerca delle tracce che i soldati di tutti i fronti hanno lasciato a ricordo della loro esistenza.

L’audiovisivo presentato l’11 novembre a palazzo Fogazzaro riassume la ricerca effettuata da me e mio figlio Luca negli ultimi vent’anni.
Essa ha avuto inizio, quando durante le nostre escursioni sui luoghi della Grande Guerra, ci siamo messi in testa di fotografare  quelle scritte che avevano lasciato i soldati di entrambi gli schieramenti. Per ovvie ragioni abbiamo cominciato sulle montagne più vicine e accessibili e poi abbiamo allargato la nostra ricerca in altri luoghi.

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Queste scritte molte volte sono eseguite sul cemento, altre volte direttamente incise sulla roccia, dove questa si prestava allo scopo.
Ci sono targhe anche di grandi dimensioni, eseguite sicuramente con il consenso o l’ordine dei superiori  da soldati dotati di una grande manualità. Altre sono solo dei graffi con incisi dei nomi o delle frasi, eseguite in modo più sbrigativo sul cemento non ancora indurito del tutto.

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Purtroppo sono divenute motivo di collezione, privando così i siti dove si trovavano di preziose indicazioni come date o reparti che avevano costruito quei manufatti. Anche il tempo fa la sua parte e molte sono illeggibili a causa dell’usura. Abbiamo notato che alcune di esse erano state scritte da soldati Italiani quando le linee correvano li, poi il fronte si era spostato e quelle posizioni erano cadute in mano avversaria  ma non sono state distrutte come ci si potrebbe aspettare e questo vale anche per i soldati Italiani quando avevano occupato le posizioni avversarie. Forse si è trattato di un rispetto reciproco.

Anche  nei nostri paesi, si trova qualche targa, per ricordare magari la costruzione di una strada, servita per fortificare le colline in vista di un eventuale ulteriore ripiegamento. Mentre nelle case che avevano la soffitta praticabile (il granaio) ci sono scritte a matita di soldati che avevano alloggiato li ma anche di persone che sono venute profughe in questi posti. 

In un granaio di una grande fattoria a Sarcedo si legge: “Profuga Depretto Cecilia Nata a Posina Profuga a Sarcedo nel lano 1916“.

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Ovviamente anche il paesaggio legato alla Grande Guerra rientra nei nostri interessi e così  cerchiamo di fotografare quello che può raccontare questi avvenimenti.

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Per riallacciarci al tema del “confine”, nel Lagorai  gli Italiani, non riuscendo a prendere la posizione avversaria allo scoperto, cercarono di far saltare in aria la posizione scavando una galleria e minando la stessa.

La sorte volle però che a causa della  formazione  della  roccia, l’esplosione non avesse grosse conseguenze, per cui gli Austriaci si trovarono sotto i piedi una galleria comunicante con le prime linee avversarie potenzialmente pericolosa per  gli uni e per gli altri. Decisero così di erigere a metà cunicolo un muro, dotato di feritoia con  scudo in acciao dietro al quale sicuramente vigilava  un tiratore scelto. Il confine qui fra gli uni e gli altri era soltanto di cinquanta centimetri. Leggendo poi alcuni libri dei protagonisti abbiamo cercato i luoghi dove questi fatti si erano svolti riportando nell’immagine alcuni brani da loro scritti.

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Fotografie di Valter e Luca Borgo

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Questa voce è stata pubblicata il 02/12/2016 da in Eventi CFS con tag , , , , .
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