Circolo Fotografico Scledense BFI

Fotografare la musica

“A un certo punto è la musica, anzi, un’idea della musica, a suggerire l’immagine”. Luigi Ghirri

Luigi Ghirri fotografava con colori tenui paesaggi e nuvole, il suo modo di vedere la fotografia restituiva luoghi sospesi e quasi metafisici. Fece foto d’architettura, fu amato e chiamato da architetti che nel suo modo di fotografare vedevano rispecchiate alcune delle proprie idee. Fu così che fotografò le architetture di Aldo Rossi.

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Lucio Dalla fotografato da Luigi Ghirri

Si avvicinò al mondo della musica e le sue foto divennero anche copertine, alcune possono essere viste qui: https://www.rockit.it/articolo/luigi-ghirri-fotografo-musica-lucio-dalla

Il suo modo di avvicinare fotografia e musica, la sua scelta di evitare la pura rappresentazione dell’atto di suonare/cantare per avvicinarsi alla persona che in quel momento sta esprimendo sé stessa su quel palco o in quel bar e che, per esprimersi, si avvale uno strumento musicale; tutto questo hanno insegnato un approccio alla fotografia di musica. Anche la fotografia trasmette un’emozione e rinvia al mondo dell’artista che si estende oltre la durata del Concerto.

Fotografare la musica

Ne parliamo con Roberto Rizzotto, socio del Circolo fotografico Scledense, che della fotografia di musica ha fatto una ricerca portata avanti per anni.

A 14 anni leggeva assiduamente la rivista musicale “Ciao 2001”, adorava le foto dei musicisti che allora gli parevano mostri sacri inavvicinabili; ne aveva 24, Roberto, quando ha cominciato a scattare foto nei concerti. “Allora mi sembrava che all’ingresso i controlli fossero molto severi”. Un po’ di timore un po’ di sfacciataggine sono serviti per iniziare. “Smontavo la macchina fotografica in pezzi, io tenevo il corpo, a un amico davo gli obiettivi ad un altro i rullini, poi ci trovavamo dentro e ricomponevo il tutto, pronto a trovare una scusa se mi avessero scoperto e bloccato“.

Poi, un po’ alla volta, con il coraggio di chiedere è arrivata la possibilità di fare un patto con gli organizzatori: io vi dò un po’ di foto e voi mi lasciate fotografare in libertà. Poi sono arrivate le richieste e le collaborazioni dirette; così, per trent’anni, Roberto si è divertito un concerto dietro l’altro.

I primi 10 minuti non si fotografa

Tecnica personale la sua, una tecnica di caccia. I primi 10 minuti non si fotografa, affinchè si crei la giusta sintonia con il pubblico, e intanto si osservano attentamente i musicisti, la loro gestualità in relazione ai suoni, vedere quali si ripetono, quali sono più espressivi (meglio se questa parte di studio viene svolta nel soundcheck, osservando e conoscendo gli artisti in modo più diretto). E ogni strumento è diverso: talvolta il sassofono negli assoli viene alzato al cielo, così la chitarra, di pianisti ce n’è tanti da quello composto e impassibile a quello che si alza in piedi come colpito da estasi liberatoria. Ci sono momenti dove il musicista tocca lo strumento come un’amante, in altri se ne allontana per consegnarci una vibrazione….

Quindi la decisione: voglio fotografare quell’idea che la musica mi ha suggerito. Ci si avvicina piano piano si aspetta che la situazione prevista si verifichi e quindi via con pochissimi scatti, a colpo sicuro (per non disturbare i musicisti e il pubblico); a volte capita di rinunciare “al disturbo” se si riconosce che l’idea ha poco spessore..

Per fortuna, nello svolgimento di un tema musicale c’è spesso un motivo di base sul quale si sviluppa il resto del pezzo e se si conosce il carattere del musicista e il tema, è più facile entrare in sintonia con lo spirito dell’esecuzione, trovare l’idea e il momento giusto per tradurla in quell’immagine che, non sempre, ma che se capita è un’emozione forte, corrisponde ad una “catarsi emotiva” del musicista e del fotografo.

Ma sentiamo le sue parole.

Cosa posso dirti del mio modo di fotografare la musica?

Mi piace osservarli

Avrei sognato di essere un musicista ma ho preso altre strade, da sempre ascolto musica di tutti i generi, conosco e frequento musicisti, mi piace osservarli, studiarne le espressioni in relazione ai suoni che producono; quelli che qui vedi rappresentano una parte simbolica del mio percorso d’ascolto.

Per me la musica viene prima dell’immagine (come dice Luigi Ghirri: “a un certo punto è la musica, anzi, un’idea della musica, a suggerire l’immagine”) e ogni foto segue un’emozione.

Nei 4 workshop su Fotografia e Jazz che ho tenuto gli anni scorsi ho cercato di trasmettere prima di tutto la sensibilità nell’ascolto, senza la quale ogni immagine avrebbe un’aspetto puramente estetico e io non cerco questo.

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Jorma Kaukonen (Jefferson Airplane, Hot Tuna)

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Steve Hackett (Genesis)

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Rick Wakeman (Yes)

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Gilberto Gil

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Youssou N’Dour

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Ralph Towner (Oregon)

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Nguyen Le

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Javier Girotto

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Rita Marcotulli

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Miroslav Vitous (Weather Report)

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Takumi Fukushima

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Ezio Bosso

Ecco perché ora seguo il teatro

Negli ultimi anni osservo comunque una stardizzazione nelle foto dei musicisti e anche per me era diventato quasi “un mestiere” dal quale ho cercato di staccarmi.
Ecco perchè ora seguo il teatro, per sviluppare una ricerca con un linguaggio diverso in un settore a mio avviso tra i più complessi tra le varie forme espressive da fotografare. 


Poi succede che ancora arriva la Fabbrica del Jazz, vengo per ascoltare ed ecco che tiro fuori la macchia fotografica e parto, perchè alla fine vince la passione!

 


Le foto di questo articolo sono state realizzate tra il 2014 e il 2016 in contesti come “I suoni delle Dolomiti”, “Vicenza Jazz”, “Schio Life”, “La Fabbrica del Jazz”, “Panic Jazz” e “CSC”. Tra loro ci sono alcuni dei “mostri sacri” che vedevo sulle pagine di “Ciao 2001”, altri sono artisti che mi hanno profondamente colpito per l’intensità della loro musica.

 


Roberto Rizzotto

Grafico per professione e fotografo per passione, fin dagli inizi degli anni Ottanta, Rizzotto ha intrapreso un percorso di ricerca e sperimentazione dei linguaggi fotografici e grafici con tematiche legate all’arte e al sociale, sviluppando collaborazioni con artisti, enti e associazioni.
E’ stato vicepresidente del Circolo Fotografico Scledense, collabora con l’associazione “Schio Teatro 80”, è co-fondatore e vicepresidente dell’associazione “Officina della cultura” di Vicenza.

Vedi anche: https://circolofotografico.wordpress.com/?s=rizzotto

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Un commento su “Fotografare la musica

  1. Dr Sunil Deepak
    01/10/2016

    Che bel modo di parlare della persona e della sua visione della fotografia! Grazie

    Liked by 1 persona

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