Circolo Fotografico Scledense BFI

Miles

Settembre 1969 Miles Davis, trombettista jazz e grande innovatore del linguaggio musicale, riceve il suo trionfo e viene ospitato nel tempio della musica classica, al Teatro Lirico di Milano.

Quell’anno era uscito un suo disco che aveva suscitato tanto scalpore In a silent way. Com’era possibile che un musicista jazz, uscito dall’esperienza del be-bop, che aveva suonato con Charlie Parker e con Mingus, potesse ora imbastardire il jazz con il rock? Alcuni avevano considerato geniale il superamento dei generi, il fatto che la musica fosse musica senza confini; altri avevano lamentato la rottura della tradizione in senso commerciale.

Quell’anno Miles Davis viene in Europa, fa un concerto a Berlino, uno a Roma e due a Milano, al Teatro Lirico appunto. La formazione che lo accompagna comprende

  • Miles Davis tromba
  • Wayne Shorter sassofono
  • Chick Corea piano elettrico
  • Dave Holland contrabbasso e basso elettrico
  • Jack De Johnette batteria

A Milano venne anche registrato un disco (http://blogliveitaly.blogspot.it/2014/10/miles-davis-teatro-lirico-milano-italia.html)

Tra il pubblico del Lirico

Tra il pubblico un giovane grafico, ha poco più di trent’anni e non ha una preparazione specifica per la fotografia, ma ha fatto studi artistici e ora è un affermato grafico che lavora per la casa editrice Mondadori, ha alle sue dipendenze una schiera di collaboratori e si sta per mettere in proprio. Si chiama Alfredo Troisi e una delle foto che scatta quella sera è questa.

Troisi Miles Davis 1.jpg

La foto è un’icona, Miles in una posa tipica dei movimenti di riposo, forse sta ascoltando l’assolo di un altro musicista, forse è in una pausa. Un braccio incrociato, l’altro si appoggia su questo per sostenere la tromba. La tromba si sostituisce al viso, è il viso di Miles  e questo crea immediatamente una metafora visiva anzi diventa sineddoche e la parte (la tromba) diventa il tutto (Miles).

In questa foto Alfredo Troisi dimostra di avere una sicura capacità espressiva, ma per capirlo meglio dobbia parlare delle difficoltà tecniche per scattare questa foto.

Limiti tecnici della fotografia

Nel 1969 si scatta solo con pellicola e ogni pellicola ha la sua sensibilità (che oggi si chiama ISO, ma allora si chiamava ASA) Le pellicole hanno sensibilità limitate, nella maggior parte dei casi le pellicole disponibili vanno dai 50 ai 400 ASA, ovvero da una bassa sensibilità adatta a foto molto luminose (neve, sabbia) a foto in situazioni con poca illuminazione (interni, sera).

Volendo ci sono pellicole più sensibili che non tutti i rivenditori hanno, ma in questo caso la grana aumenta, i bordi diventano poco definiti. Le pellicole si possono anche “tirare” ovvero si scatta come se la pellicola avesse una sensibilità doppia e poi si chiede al laboratorio fotografico  di svilupparla per 1600 ASA. Tutti mezzi per superare i limiti tecnici delle pellicole, ma la regola di solito è un’altra: si usa il flash.

Ma come fare a un concerto dove lo scatto di un flash rovinerebbe lo spettacolo e provocherebbe l’immediata espulsione del maleducato?

Alfredo ha fatto la sua scelta, accetta i limiti tecnici della fotografia e anzi, da artista, li sfrutta per creare immagini.

Foto e ritmo

E ora guardiamo questa foto.

Troisi Miles Davis 7.jpg

Il sax è scatenato, si è lanciato in un fraseggio veloce e il corpo segue il ritmo, il tempo della macchina fotografica è troppo lento e non riesce a inseguire il movimento. Eppure anche questa foto è estremamente espressiva. Le luci che si riflettono sui tasti lucidi del sax  creano delle linee estremamente nette, il volto si sdoppia e anche se in movimento mantiene la riconoscibilità; il sax sembra vibrare inseguito da bagliori, il volto è morbido.

La foto ti immerge nell’atmosfera del concerto, che importa la nitidezza?

Anche questa foto rende bene il fraseggio del sax. sembra di vedere le note rincorrersi e intrecciarsi come le linee luminose della foto.

Troisi Miles Davis 20

Non tutti gli strumentisti si agitano vistosamente, alcuni suonano uno strumento pesante che li tiene incollati al loro posto, ma Chick Corea non riesce a non partecipare con tutto il corpo.

Troisi Miles Davis 12 Ed ecco come Alfredo riesce a comunicare l’eccitazione di un concerto dal vivo.

Troisi Miles Davis 4

Qui la batteria sembra far danzare i piatti.

Troisi Miles Davis 6

Troisi Miles Davis 9

Si sorridono i musicisti quando l’improvvisazione ha rivelato un’attesa sintonia e ora tocca a un altro prendere la scena.

Troisi Miles Davis 5

 


Le foto di questa galleria sono di Alfredo Troisi e sono state pubblicate anche qui: http://galleriabusellato.com/fotografie.php?id_galleria=50


Alfredo Troisi è socio del Circolo Fotografico Scledense.

Nato a Foggia, arriva a Schio nel 1943 al seguito del padre ferroviere che viene mandato al nord nell’anno in cui l’Italia verrà tagliata a metà: al sud l’esercito americano, al nord i tedeschi che impazzano.

Alfredo studia al liceo classico di Schio, ma prende la maturità artistica a Padova. Allora questo significava avere una preparazione con pennelli, creta, carta e tela, ma ben poco spazio era dedicato alla grafica considerata una tecnica più che un’arte. Così Alfredo deve imparare da autodidatta cosa vuol dire fare il grafico. Lavora prima da Elisabeth Arden e poi viene assunto da Mondadori, dove lavora su grafica e comunicazione. Diventa il responsabile del settore, ha un bell’ufficio e un collaboratore che dipende da lui. Dopo 8 anni in Mondadori è ormai affermato, dalla grafica è passato alla pubblicità, ora è art director e gli assistenti sono diventati 5. E’ allora che realizza il portfolio mostrato in questo articolo.

Quando parla della sua competenza grafico artistica tende a minimizzare. In fondo le forme sono poche:

  • la linea verticale indica ascesi,
  • quella orizzontale la calma,
  • la diagonale è dinamica,
  • il cerchio significa staticità,
  • l’ovale implica movimento;
  • se tu aggiungi i tre colori fondamentali hai l’equivalente delle sette note.
  • Le infinite combinazioni di questi elementi semplici producono un’infinità di forme complesse“.

L’esperienza di Alfredo Troisi si snoda per lunghi decenni: ha fatto il pubblicitario, il grafico, il designer (ha progettato lampade). Nel tempo libero dipingeva e fotografava. A un certo punto il dipingere è diventato un lavoro e per anni ha esposto i suo quadri alla Galerie Vendome di Parigi. Ha intersecato personaggi famosi come Oliviero Toscani.

Quello che qui ci interessa è che Alfredo diventa fotografo per istinto, impara da solo, senza scuole o studi. Fotografare gli è naturale come dipingere, anzi è solo una delle forme attraverso cui produce arte. Nella sua casa espone dei bei quadri Op Art.

Dopo la pura geometria del periodo Op Art ha prodotto quadri pastosi, densi, dove l’astrattismo delle forme rimanda a paesaggi e luoghi della memoria. Molta della sua produzione fotografica ha dei riferimenti più o meno espliciti ai suoi quadri. E’ interessante notare come temi e soggetti delle foto siano ripresi dalle sue pitture e viceversa.

Torneremo a parlare di lui per vedere come la fotografia può intersecarsi con altre forme espressive.

Vedi anche:

Se volete un assaggio dell’arte di Troisi guardate con calma questi filmati.

 

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3 commenti su “Miles

  1. Pingback: Il reale immaginario | Circolo Fotografico Scledense BFI

  2. Pingback: L’occhio di Alfredo | Circolo Fotografico Scledense BFI

  3. Fabio Sandona
    03/06/2016

    Non ci sono limiti del mezzo tecnico che possano sciupare una foto quando un artista sta sul palco e un altro dietro l’obiettivo.

    Mi piace

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