Circolo Fotografico Scledense BFI

Helmut Newton

Irritante, scorretta, provocatoria, scurrile, fastidiosa, provocante, di denuncia, freudianamente rivelatrice, profonda, … altri epiteti potrebbero aggiungersi e probabilmente quasi tutti sembrerebbero appropriati anche se contraddittori, anzi proprio per questo.

Sartore Venezia 107.jpgQuando comparve nel 1978, questa foto suscitò scandalo e discussioni. Helmut Newton aveva rinnovato le foto di moda, facendo un uso massiccio di corpi nudi, con immagini che spesso c’entravano poco con la moda, ma che alla moda interessavano.

Una mostra ai 3 Oci

Una mostra aperta fino al 7 agosto con una nutrita serie di fotografie, oltre 200 immagini prese da tre serie: White Women / Sleepless Nights / Big Nudes rispettivamente del 1976, 1978, 1981.

Tomiello Venezia_7087.JPG

La nudità è il modo con cui Newton prende possesso del palcoscenico, ma le sue foto vanno oltre. Il fotografo cerca di rappresentare situazioni ambigue, rovescia i ruoli, in una foto una donna nuda si china su un un uomo seduto in poltrona e lo trucca in altre gioca con manichini, in altre la donna sembra sottoposta a esami che sconfinano con la tortura.

“Nel selezionare le fotografie, Newton mette in sequenza, l’uno accanto all’altro, gli scatti compiuti per committenza con quelli realizzati liberamente per se stesso, costruendo una narrazione in cui la ricerca dello stile, la scoperta del gesto elegante sottendono l’esistenza di una realtà ulteriore, di una vicenda che sta allo spettatore interpretare”.

L’ambiguità delle situazioni si coglie quando veste le modelle con corsetti correttivi oppure rappresenta assieme figure umane e manichini spesso indisinguibili tra loro.

In questa serie (Sleepless Nights) i soggetti “vengono colti sistematicamente fuori dallo studio, spesso in atteggiamenti provocanti, a suggerire un uso della fotografia di moda come puro pretesto per realizzare qualcosa di totalmente differente e molto personale”.

Tomiello Venezia_7072.JPG

Le stanze di tutto un piano sono dedicate a foto di dimensoni gigantesche, paradossalmente l’ispirazione per scattare queste foto è stato preso dai manifesti diffusi dalla polizia tedesca per ricercare gli appartenenti al gruppo terroristico della RAF (Rote Armee Fraktion). Una fuga dall’incubo del terrorismo? Un tentativo di sostituire le foto di ricercati che campeggiavano nella televisione con soggetti liberi dalla quotidianità?

Tomiello Venezia_6949.JPG

Alcune foto sono liberatorie, come nella serie dove le stesse donne nello stesso contesto e con lo stesso atteggiamento sono riprese qui vestite ed elegantissime lì completamente nude e libere.

Sartore Venezia 102.jpg

Con la macchina fotografica

Noi ci siamo andati con la macchina fotografica.

A fare foto alle foto? NO. A riprendere chi va a vedere la mostra, a indagare il rapporto tra le immagini e chi quelle immagini osserva.

Sartore Venezia 103.jpg

Renzo Venezia-8903.jpg

Dopo 4 decenni difficile parlare di voyerismo da parte del pubblico. Ora che queste immagini non scandalizzano più, ora che il nudo è facilmente accessibile con qualunque medium, vi è curiosità su come il fotografo ha costruito le sue immagini.

Renzo Venezia-8902.jpgLe provocazioni con cui Newton attirava l’attenzione diventano gioco, divertimento, con una punta di goliardia.

Tomiello Venezia_7117

Eppure alcune foto sono ancora spiazzanti,magari non quelle di nudo, al nudo ci si abitua e in fondo la nudità è naturale,  ma altre dove il fotografo gioca col surrealismo e il surrealismo rappresenta una realtà possibile sognata, ma con una logica che esce dalle abitudini.

Renzo Venezia-8904.jpg

I 3 Oci

La Casa dei Tre Oci è una splendida testimonianza dell’architettura veneziana di inizio ’900 realizzata dall’artista Mario De Maria. Per diversi decenni ospitò artisti e intellettuali, italiani e internazionali, tanto da diventare – a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 – una vera e propria casa della cultura, luogo di produzione artistica e cenacolo di incontri e dibattiti.

Oggi, la Casa dei Tre Oci acquisita dalla Fondazione di Venezia nel 2000, dopo un accurato e filologico restauro, viene restituita alla città nel 2012.

L’impegno della Fondazione è per la creazione di un luogo interamente dedicato ai linguaggi dell’arte contemporanea, dove verranno ospitate grandi mostre fotografiche internazionali e piccole mostre dossier di giovani fotografi emergenti; sarà garantita la consultazione digitale dei fondi fotografici della Fondazione e degli enti che alla Fondazione vorranno fare riferimento;. Ambisce a divenire luogo di approfondimento della cultura fotografica con la possibilità di consultare la biblioteca tematica conservata nella Casa.

I siti di riferimento sono

La Giudecca

La Casa dei 3 Oci si trova alla Giudecca, un tempo periferia periurbana di Venezia ricca di orti e conventi. Con la comparsa dell’industrializzazione divenne zona industriale e quartiere operaio e popolare: ospitava il mulino Stucky, la fabbrica Junghans e molte altre officine che avevano sede a Venezia.

Con il declino della produzione industriale, Venezia  e la Giudecca si sono liberate delle fabbriche, gli operai si sono trasferiti nell’entroterra e la Giudecca, ma anche Venezia, è rimasta in bilico tra abbandono e ripresa.

Alla Giudecca, nei decenni scorsi, è stato avviato un vasto programma di costruzione di case popolari che ha portato ad un interessante rinnovo del tessuto abitativo che ospita esempi di architetture contemporanee. Il rinnovo abitativo e la costruzione di architetture moderne non è mai riuscito nel centro storico di Venezia, dove le architetture posteriori al 1945 si contano sulle dita di due mani (*) è invece riuscito alla Giudecca e vale la pena di andare a visitarla dove si può valutare come il tessuto architettonico veneziano, unico, può essere ampliato e integrato con architetture contemporanee.

E’ un quartiere non collegato al centro cittadino da ponti, troppo largo è il canale della Giudecca attraversato da navi gigantesche.

Dalla Giudecca, però, Venezia è lì di fronte.

Mostra di Helmut Newton ai 3 Oci


(*) E’ noto come due dei più grandi architetti del novecento, Frank Lloyd Wright e Le Corbusier, abbiano presentato loro progetti a Venezia, ma che non siano mai riusciti a realizzarli. Venezia non ama le novità.

 


Una presentazione alla mostra si può trovare sul sito www.arte.it, le citazioni sopra riportate sono prese dall’interessante presentazione della mostra che si può leggere qui: http://www.arte.it/calendario-arte/venezia/mostra-helmut-newton-fotografie-white-women-sleepless-nights-big-nudes-23009.

Annunci

Un commento su “Helmut Newton

  1. Pingback: Venezia e il Guggenheim | Circolo Fotografico Scledense BFI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 06/05/2016 da in Eventi CFS con tag , , , , , .

Statistiche del Blog

  • 66,706 hits
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: