Circolo Fotografico Scledense BFI

Scanno

Un paese del sud, una meta per chi cerca l’antico più che l’esotico e lo trova in un Sud che appare diverso da quello che è abituato a vedere.

Scanno è stato amato dagli intellettuale e soprattutto dai fotografi. C’era stato Henry Cartier Bresson e c’era rimasto un mese, incantato dagli usi antichi: donne che all’alba vanno a prendere la legna per cucinare e tornano con una fascina in testa, copricapi che sembrano turbanti (1), incappucciati nelle feste religiose.

“Jamme ritrattame”

Ci andarono Renzo Tortelli, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna. Ma quello che ha portato Scanno al MoMa di New York è stato Mario Giacomelli con una foto: un bambino che esce da messa camminando con le mani in tasca, mentre attorno si muovono per le strade tra donne velate. Solo in ragazzo è a fuoco, mentre tutto il resto appare irreale.

Giacomelli bambino di Scanno.jpg

Giacomelli “Scanno boy”

Ora questa foto è considerata tra le 100 più belle di quelle esposte al Museum of Modern Art di New York.

Sono andato a Scanno (…) con il mio amico Renzo Tortelli, abbiamo preso la Cinquecento e viaggiato tutta la notte. Il sabato mattina, quando a Scanno le persone ritornavano a casa con le fascine di legno sulla testa, io ero lì ad aspettarli per fotografare.
Ho preso il sabato, giorno lavorativo, e il giorno di festa.
Di Scanno è bello il ricordo di quando sono arrivato: mentre il mio amico guidava la Cinquecento, quelle piccoline, quelle di una volta, cominciarono a comparire mucche e donne vestite di nero.
Come ho visto questa scena ho aperto lo sportello e zac, ho iniziato a scattare!
La macchina però era in corsa e il ginocchio mi si è tutto rovinato (…).
C’è una foto (…) dove Renzo sta ancora parcheggiando e io già avevo fatto le fotografie, tu pensa!
Ero proprio preso da quella voglia!

“Mario Giacomelli. La mia vita intera” a cura di Simona Guerra – Bruno Mondadori (2)

E ancora

“(Sono andato a Scanno) perché avevo voglia di fare cose diverse da quelle che facevo allora e perché a Scanno sono andati tutti i fotografi del mondo.
E’ stata un’esperienza meravigliosa perché proprio a Scanno è nata l’idea di usare la tecnica del bruciato, procedimento di cui sono fiero”.
”Odio le immagini che rimangono così come la macchina le vede.
Riprendere un soggetto senza però modificare niente è come avere sprecato tempo (…) tutto ciò che per me è stato godimento fotografico nasce a Scanno.
La prima volta venivo da Pescara. Una volta arrivato sono sceso dall’automobile a precipizio e mi sono anche fatto male, emozionato com’ero nel vedere per la prima volta queste figure  nere, le mucche nere, le galline tutte a spasso per il corso”.
“Stavo fotografando su una strada bianca. Con me come al solito c’erano mucche e galline . Ad un certo punto mi sento spingere in avanti. Mi volto di scatto, infastidito. Era una mucca. Col naso mi aveva bagnato le spalle.
Forse mi dimostrava amicizia. Per me era una cosa bella vedere questa “ famiglia” di uomini, donne, mucche e galline. Le donne sedute fuori. Il postino che sulla strada distribuisce le lettere.
Di cose accaduto ieri non ricordo nulla. Di Scanno ricordo tutto.

Ho avuto con la gente di Scanno rapporti molto brevi ma per me molto lunghi. Ho parlato spesso con la donna che mi preparava il pasto. Il vero rapporto umano non è stato quello temporale con la gente, perché la gente la sentivi anche dentro le tasche, nel senso che la sentivi amica.
Per strada nessuno mi salutava ma per me era come se tutti mi salutassero.
Forse qualcuno mi guardava con diffidenza, ma alla fine mi si avvicinava e mi chiedeva “Jamme ritrattame”

Era il 1957 e il sud si stava spopolando; ancora qualche anno e, nel 1963, Lina Wertmüller avrebbe raccontato le città inerti del sud nel suo primo film “I basilischi”.

Scanno appariva come l’esempio di un SUD povero, già narrato dagli scrittori mandati al confino dal fascismo, come Cesare Pavese (Il carcere) e Carlo Levi (Cristo si è fermato a Eboli). A questi intellettuali obbligati a risiede  nei borghi più sperduti apparivano costumi misteriosi e una società fortemente divisa tra chi comanda e i cafoni che non valgono nulla.

Ernesto De Martino allora stava studiando il nostro sud con gli strumenti dell’antropologia e pubblicò una serie di saggi sulla magia.

Scanno

E’ un paese delle montagne abruzzesi, in provincia dell’Aquila. La fattura antica del borgo arroccato in alto, la permanenza di costumi antici hanno determinato la notorietà del paese abruzzese che oggi è inserito nel club dei borghi più belli d’Italia.

Le foto di Roberto Campagna

Campagna Scanno 001 (1)

 

Scanno è stata per alcuni anni la mia Mecca, andavo sempre in occasione del Venerdì Santo. Sono stato subito attratto dallo skyline che si vede prima di entrare in centro, dai portali delle case e chiese, dalle stradine del centro, dai profumi, ma soprattutto dalle donne con i loro caratteristici costumi e dalla cordialità della gente.

Nelle prime immagini ci sono le donne all’uscita del rosario serale e i chierichetti. Si nota che le donne, a causa dell’ingombro e peso della gonna, non possono scendere le scale lungo la perpendicolare.

 

Campagna Scanno 001 (3)

Campagna Scanno 001 (2)

Escono incappucciati dalla chiesa per la processione del Venerdì Santo, che fa il giro di tutte le chiese .

 

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Portano i ceri devozionali e passano lungo le salite e discese del borgo.

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Seguiti dalla folla composta sopratutto di donne.Campagna Scanno 001 (7).jpg

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Le donne mantengono i costumi antichi e sanno portare in equilibrio sul capo anche le fascine di legna.

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Mi sono particolarmente cari l’uomo fuori della sua bottega, era una boutique di salumi e formaggi, e l’anziana ritratta fuori della sua abitazione.

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Nevica, sui monti abruzzesi, e il paese si spopola: le donne si proteggono con l’ombrello, agli uomini basta un berretto

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Le foto sono di Roberto Campagna.

Di lui si parla anche qui: https://circolofotografico.wordpress.com/?s=roberto+campagna

 


NOTE

(1) Retaggio delle antiche scorrerie saracene. Arroccato su un monte, Scanno resistette alle invasioni barbariche venute da nord, ma dovette arrendersi alle incursioni venute dal mare, prima i saraceni e poi gli ottomani.

(2) http://tinyurl.com/h3tsmpy

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Questa voce è stata pubblicata il 22/04/2016 da in Gallerie con tag , , , , , .
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