Circolo Fotografico Scledense BFI

Craco, paese fantasma

L’abbandono

Ci fu un tempo in cui il sud d’Italia era denso di popolazione, di piccolo borghi spersi nelle piane o arroccati sui colli, aggrappati alle attività agricole o alle greggi secondo costumi antichi di secoli.

Ci fu un tempo in cui questo sud venne abbandonato; come topi che abbandonano la nave in pericolo, così famiglie e giovani abbandonarono il loro paese lasciando case vuote e vecchi solitari. Questo tempo fu soprattutto il secondo dopoguerra e non colpì solo il sud perché la vicentina Posina conobbe lo stesso destino e dagli oltre 3.000 abitanti del primo dopoguerra se ne sono andati i 5/6.

Talvolta è un evento funesto che provoca l’abbandono in massa, istantaneo del vecchio borgo. Così è stato ad Africo (in Calabria) dove l’alluvione del 1951 ha svuotato improvvisamente il paese e le case vennero ricostruite lontane dalle valli dell’Aspromonte, sul mare in territorio di Bianco.Simone Craco _01.jpg

A Craco invece è stata una frana che nel 1963 che ha portato porzione del paese a valle, poi una ricostruzione frettolosa e poco meditata ha reso fragile il paese ricostruito e bastò la pioggia, solo 9 anni dopo a dare un altro colpo all’abitato (1).

Infine venne il terremoto e il paese venne abbandonato. Non erano le sette piaghe d’Egitto, ma furono colpi mortali e portarono all’abbandono.

Craco

Si trova in Basilicata, non lontano da Matera, non lontano dal mare, arroccato su un colle. Fu base per le operazioni di un brigante, tal Cappuccino, ex soldato borbonico. La posizione è bella e panoramica. Come sempre succede l’abbandono fissa il paese nelle sue forme, ne impedisce ogni evoluzione ogni modifica che non sia il crollo.Simone Craco _12.jpg

Quelle rovine, decenni dopo, divengono improvvisamente interessanti, esempio intonso di come era quella parte di sud prima della civiltà industriale. Dopo decenni di abbandono si cominciò a capire che quel paese fossilizzato era importante testimonianza del passato e da questa consapevolezza è iniziata la rinascita.

Forse il motore fu il cinema, infatti il paese fu scelto per girare gli esterni di un film che divenne famoso: si tratta di La passione di Cristo di Mel Gibson nel 2004 seguito nel 2010 da Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo (2).

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Nel 2010 venne inserito nella lista del World Monument Fund dei monumenti da salvaguardare.

Una visita con l’elmetto

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Da lì l’idea di permettere di visitare il paese. Viene selezionato un itinerario “sicuro” lontano dai pericoli, si mette l’elmetto e si va, scortati/guidati alla scoperta di una piccola Pompei del XX secolo.

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Tra gli squarci nelle murature si intravvedono interni polverosi ingombri di calcinacci, facciate con ancora tracce di pittura, serramenti sbilenchi senza più vetri.

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Quei muri sembrano rocce e in fondo sono fatte della stessa pietra del monte, gli stessi sassi che giacciono sul torrente.

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Un’architettura che conosce il ferro ed è parca di legno, i solai sono a volta, gli architravi sono archi. Di una contrada alpina dopo un abbandono di decenni, resterebbero solo le basi dei muri perché, vuoi per il clima vuoi per il materiale, il legno sarebbe tutto marcito e crollato.

Nel sud assolato si usa la pietra non solo per i muri, ma per le volte e le coperture e questo ha permesso di conservare l’immagine del paese

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Si entra in qualche casa, con precauzione e si guardano i campi coltivati cercando di immedesimarsi, per un attimo, con gli occhi dell’antico abitante di quella casa.

Simone Craco _11.jpgSimone Craco _10.jpgSimone Craco _09.jpg

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Fotografie di Simone Gottardi. Di lui vedi anche https://circolofotografico.wordpress.com/?s=simone+gottardi

 


(1) Vedi qui: http://www.lastampa.it/2008/03/06/societa/lultimo-ribelle-del-paese-fantasma-ZoUBt70oumxN6V8dbnfloJ/pagina.html

(2) Craco non era nuovo al cinema, la lunga serie di film girati in loco inizia già nel 1953 quando Lattuada qui gira La lupa.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 12/03/2016 da in Gallerie con tag , , , , , .
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