Circolo Fotografico Scledense BFI

Vitalba

Il binomio poesia – fotografia è tutt’altro che inusuale. A volte singole immagini aspirano a “farsi” poesia, oppure sono evocate da racconti poetici. Non sono poi mancati, in passato, casi di grandi fotografi che si sono ispirati a poesie famose (è il caso di Mario Giacomelli e de “L’infinito” di Giacomo Leopardi).

Mario-Giacomelli-Linfinito-1987-88.jpg

Giacomelli: infinito

Più rara la situazione inversa: che un poeta prenda ispirazione da una serie di foto per creare non una singola lirica, ma addirittura un intero “canzoniere”. È il caso di “VITALBA”.

Talvolta nasce per caso

“Le fotografie sono nate in modo del tutto casuale. La disponibilità di un teleobiettivo piuttosto lungo (640 mm equivalenti sul formato 35 mm) e la curiosità di osservare tra la secca vegetazione invernale, mi hanno portato a conoscere la Clematis Vitalba, nota semplicemente come Vitalba.”

È una pianta perenne, rampicante, che cresce nei boschi e nelle siepi dal mare fino alle zone submontane. Ecco come viene fotografata e dipinta da un naturalista.

Ed ecco come Andrea Tessaro ha colto la stessa pianta

Tessaro-Marchioro Vitalba 02_03

Queste foto astratte hanno attratto Enrica Marchioro, se la foto è poesia, da qualche parte nel mondo ci devono essere le parole per descriverne l’emozione.

La piantina “è un soggetto che si presta a infinite interpretazioni e variazioni. Ho privilegiato la ricerca del dettaglio, lo scatto in controluce e un’elaborazione in bianco e nero molto contrastato per allontanarmi il più possibile da una rappresentazione “naturalistica” e puntare all’astrazione. Sottolineo che, in fase di scatto e post-produzione, non pensavo minimamente a un possibile abbinamento con la poesia“.

Prima le immagini poi le parole, dunque.

I testi di Enrica, nati appunto dalla visione delle  fotografie, dialogano con esse e tessono la loro tela, formando un vero e proprio racconto in tre parti (denominabili “Incontro”, “Conflitto”, “Rinascita”).

La prima (colore “simbolo”: bianco) tratta del bisogno di amare ed essere amati, dell’inevitabile incontro che porta all’amore; la seconda (colore “simbolo”: nero) della fine dell’amore (ambiguità, difficoltà, guerra e disperazione che portano alla follia e all’odio); la terza (colore “simbolo”: grigio) della possibilità di trovare un appiglio alla riflessione, alla ricerca della libertà di pensare al proprio futuro. Gli incubi della parte centrale si dissolvono, prende forma una tessitura di idee e azioni concrete che alimentano la speranza e l’impegno nel vivere la vita.

 

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Hanno scritto di VITALBA:

Elegante, sintetico e soprattutto molto grafico. L’aspetto prevalentemente grafico, ben evidenziato dalla scelta del bianco e nero, accompagna i testi senza prevalere su di essi, lasciando libertà di interpretazione ai lettori. (Giancarlo Torresani BFI ESFIAP SemFIAF, Direttore DiD “Dipartimento Didattica” FIAF)

 

VITALBA si sfoglia come un fiore. I suoi due petali, la poesia e la fotografia, ci aiutano a guarire dal superfluo, dal sovraccarico dei messaggi mass-mediali. Il bianco e il nero tengono pulito lo sguardo, suggeriscono l’essenziale. La stessa etimologia della pianta cui il titolo rinvia, vitis alba, vite bianca, ci porta in uno spazio originario, albale, appunto, là dove tutto deve ancora iniziare: le fatiche del giorno, la paura della notte, per quanto inevitabili, devono ancora accadere; Enrica Marchioro e Andrea Tessaro ci trattengono sulla soglia, ci invitano a godere delle geometrie e della luce, ad amare l’eroismo di quegli steli, che sfidano la gravità e, dunque, la morte. L’occhio del fotografo c’invita a seguirlo nel segreto dell’apparire, nella temerarietà della sospensione dalla cornice prosastica delle cose, e così fa la poesia, che respira come un neonato o un saggio: seguendo il ritmo naturale degli eventi, senza forzare vita e mondo. Tessaro è anche musicista; non stupisce perciò se nei tralci neri si legga, in controluce, lo spartito, la trama di un discorso espressivo anziché concettuale, armonico prima che botanico. Marchioro, che ama anche il segno grafico e ne conosce la forza evocativa, traduce perfettamente questa musica, la riproduce nell’alfabeto, per dilettarci l’orecchio e toccarci corde ancestrali, che parlano di precarietà e tempesta, ma anche di desiderio e rinascita. (Stefano Guglielmin, poeta e saggista)

Vitalba recensione

VITALBA, poesie di Enrica Marchioro – fotografie di Andrea Tessaro, Schio, Centrostampaschio, 2011. Prezzo € 10

Per acquistare il libro scrivere all’indirizzo mail: andreatessaro@virgilio.it, o lasciare un messaggio sulla pagina Facebook di VITALBA: www.facebook.com/pages/Vitalba/304587632905441

Enrica Marchioro, docente di sostegno, è autrice di poesia dialettale e in lingua italiana. Ha illustrato raccolte poetiche e si è occupata di grafica pubblicitaria e scultura. Diplomata all’ISEF di Padova e specializzata in attività natatorie, collabora con società sportive.

Andrea Tessaro, docente di lettere e fotografo per passione è socio del Circolo Fotografico Scledense e membro del direttivo. Diplomato in flauto dolce e organo e composizione organistica, ha svolto attività concertistica ed ha pubblicato, su “Rassegna Veneta di Studi Musicali”, articoli di ricerca musicologica. Di lui abbiamo pubblicato anche: https://circolofotografico.wordpress.com/2015/09/13/fotografare-linvisibile/

 

 

 

 

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Un commento su “Vitalba

  1. Pingback: Divertirsi con la macrofotografia | Circolo Fotografico Scledense BFI

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