Circolo Fotografico Scledense BFI

Marc De Tollenaere

Marc De Tollenaere è fotografo di origine belga, ma vive in Italia. E’ venuto a Thiene il 28 gennaio scorso per illustrare la sua opera in una serata pubblica organizzata dal Circolo Fotografico di Thiene in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura.

Sala piena, sedie aggiunte, gente in piedi e ancora lo spazio non bastava, così qualcuno ha ascoltato il fotografo fuori dalla sala.

Persona molto comunicativa, Marc ha raccontato delle sue prime foto quando, seguendo rigorosamente le regole imparate sui libri di Ansel Adams, si muoveva con un pesante banco ottico e la sera, in pensione, si chiudeva in bagno per sviluppare negativi grandi come una cartolina.

Per imparare a fotografare bisogna parlare con le persone

Per Marc la crescita fotografica, lo sviluppo di uno stile personale nasce dallo studio, da un’intensa pratica, ma questo non basta. E’ stato importante discutere di fotografia, confrontarsi con Grazia Neri, titolare di un’importante agenzia fotografica, David Alan Harvey (Magnum Photos), Bob Sacha (National Geographic) e anche Berengo Gardin, Ferdinando Scianna ecc.

Dalle foto di paesaggio alla foto di strada

Abbandonato l’ingombrante banco ottico si è dedicato alla fotografia di strada.

Photography is about you

Questo il motto del suo lavoro. La fotografia non parla del mondo (o non solo) ma parla del modo con cui TU guardi il mondo. Così, in Birmania, partecipò ad una festa tradizionale. I fanciulli che andranno in monastero vengono festeggiati, vestiti con cura e posti al centro dell’attenzione. Marc ha voluto riflettere su questa che sembrava solo una festa folkloristica, il modo particolare con cui un popolo lontano festeggia un evento importante nel suo mondo. Ma dietro quella festa non c’è solo folklore e chiasso, c’è anche la meraviglia di un fanciullo posto improvvisamente al centro dell’attenzione, vestito a festa, corteggiato; c’è la percezione, appena avvertita dal giovane, che il giorno dopo sarebbe iniziata una nuova vita, avrebbe cambiato abiti, capigliatura, abitudini, amici, vestiti; c’è la consapevolezza amara che quel giorno di festa è l’ultimo giorno passato con la propria famiglia, nel rifugio caldo degli affetti parentali; c’è infine la solitudine di chi si sente diverso da ieri e non sa cosa sarà domani mentre tutto intorno è confusione.

Ed ecco che le foto di Marc non riguardano la festa, ma il mondo interiore dei futuri monaci, dentro quelle foto c’è Marc stesso e lo strazio di un fanciullo che viene strappato alla famiglia.

Anche la foto è singolare: il volto è stranamente in ombra, le luci lo sfiorano ai due lati e il fanciullo sembra sospeso, l’immagine rende e sottolinea il momento di sospensione esistenziale del fanciullo.

Marc DT 5

La photographie est une chance

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Così ha detto Henry Cartier Bresson quando gli hanno domandato l’orgine di una delle sue foto più famose, quella che vedete a lato.

Ero dietro una palizzata, mi ero nascosto, ho messo il mirino tra due assi e ho scattato” senza vedere cosa c’era al di là. Sembrerebbe frutto del caso una foto che coglie l’istante prima che l’acqua spruzzi da tutte le parti.

Il termine francese CHANCE con coincide con l’italiano CASO. La parola ha altre sfumature: CHANCE vuol dire opportunità, occasione, possibilità. Quella foto è dunque figlia dell’opportunità che Cartier Bresson ha cercato appostandosi in quella situazione, con quella luce, sentendo i passi della persona oltre la palizzata, il suo respiro, il lieve scricchiolio dell’asse di legno e lo sciacquio dell’asse sollevata dall’acqua al momento del salto. Solo dopo estratta la pellicola dalla macchina e sviluppata, Cartier Bresson ha potuto vedere gli scatti, contarli e vederne i frutti.

Nell’era digitale è un po’ più facile, ma non del tutto.

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Per fotografare bisogna dimenticare la tecnica

Bisogna conoscerla, beninteso, bisogna studiarla appassionatamente, ma al momento dello scatto ci sono troppe variabili di cui tenere conto.

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Tutto è ballo e movimento, solo i due innamorati sono fermi per un istante, quell’istante che devi saper cogliere

La tecnica serve prima e dopo lo scatto: meglio regolare la macchina fotografica (in fondo si tratta solo di 4 parametri: tempo-diaframma-sensibilità-messa a fuoco), togliere ogni automatismo e scattare quando viene l’occasione, magari con la macchina alzata in alto senza inquadrare, fidandosi della propria esperienza o tenendo la macchina all’altezza del petto senza guardare nel mirino. In definiva la foto è figlia del caso, pardon, della chance.

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Le persone si muovono su più piani in profondità. Occorre avere la pazienza che, nell’istante di un clic, tutti siano al “loro” posto

La fotografia è un gioco di sguardi

In ogni fotografia ci sei tu, il fotografo. Se tu che entri nelle case, ti fai respingere oppure vinci le diffidenze parlando, tornando con una bottiglia di whisky, ascoltando con pazienza. Bisogna accettare lo sguardo indagatore dell’altra persona e ricambiarlo, perché …

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…. in ogni foto c’è lo sguardo del fotografo, anche.


Tra i libri di Marc

  • “Venezia ai confini della luce” nel 2007,
  • Gondole” nel 2009, 
  • Calcutta” nel 2007

Per approfondire la conoscenza di Marc De Tollenaere ed eventualmente entrare in contatto conviene guardare sul suo sito: http://www.marcdetollenaere.com/

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