Circolo Fotografico Scledense BFI

Il Portfolio Fotografico

Raccontare con le immagini (parte prima)

Il tema fotografico, pur essendo spesso considerato una spina nel fianco alla libertà di movimento del fotoamatore, nonché un limitatore delle sue capacità espressive, è in realtà un’opportunità così vasta tale da offrire infinite variazioni e interpretazioni.

Il “tema fotografico” libera il fotoamatore dall’inedia, dalla mancanza d’idee, dal fare il cacciatore d’immagini occasionali. E’ un banco di prova!

Il tema, inoltre, ha bisogno di meno fortuna e più intenzionalità tecnica e artistica – per essere svolto con risultati positivi – ben vengano allora quelle proposte tematiche che indicano un argomento e che consentono, a seconda dei casi, di documentarlo o di interpretarlo con fantasia.

 Scatto singolo o racconto

Se per molti la fotografia singola può rappresentare il bel risultato del proprio impegno, a mio avviso, raccontare con più immagini può diventare la materializzazione del punto d’arrivo della “frontiera” delle nostre capacità comunicative, una frontiera da dilatare con lo studio e l’esercizio delle potenzialità espressive che sono proprie del linguaggio fotografico.

 Più che all’espressione artistica emanata da una singola immagine, noi che riconosciamo il valore informativo della fotografia come scrittura fluida e specchio della parola, possiamo dare la preferenza al racconto per immagini, a più immagini unite in ampi contesti, alle concatenazioni tra immagini, alle frasi più che alle parole, al racconto più che all’abbozzo.

Anche se non siamo dei “professionisti” (termine inteso come esercizio della libera professione) dobbiamo credere all’impegno più serio, al fervore morale, e puntare diritto senza incertezze ad un genere di fotografia che offra maggiore dignità in quanto cosciente ed intelligente materia espressiva nell’ambito della narrazione.

Il “racconto per immagini” conferisce alla fotografia una caratteristica di alta autonomia e originalità. Pur riconoscendo l’assoluta efficacia delle idee tendenti a esaltare l’espressione artistica e/o informativa nella singola immagine, possiamo spostare il nostro interesse sul fatto che

più immagini fotografiche – collegate tra loro – possono meglio descrivere e approfondire fatti, “idee” e sentimenti e dar vita, nella forma di “sequenza”, ad una “stesura scritta”, ad una “letteratura” per immagini fotografiche.

Dall’immagine al portfolio

Dal raccontare con le immagini al “portfolio” il passo è breve poiché anche il portfolio, inteso come un insieme omogeneo d’immagini, nasce attorno ad una “idea” centrale.

portfolio.jpg

Per realizzare un portfolio fotografico si deve tener conto di quattro concetti fondamentali che sono:

  • l’intenzione (far vedere, documentare, spiegare, coinvolgere)
  • l’idea centrale
  • la continuità e la novità
  • la coerenza di linguaggio
  • la verifica dell’idea.

L’idea centrale del portfolio può essere:

  • di tipo “documentaria” (per documentare una certa realtà, per farla conoscere, per informare);
  • di tipo “narrativo-tematica” (per narrare qualcosa che non sia necessariamente l’evento o il soggetto ripresi, per esprimere un concetto, un tema, per esprimere una propria valutazione o una constatazione esistenziale);
  • di tipo “narrativo-artistica” (per esprimere qualcosa di contemplabile, armonie di forme e di colori);
  • di tipo “creativa” (per provocare una certa emozione di natura utilitaristica).

Pur precisando che più idee possono albergare nello stesso portfolio, a condizione che una sia prioritaria sull’altra, occorre programmare bene sia la vicenda (successione degli elementi sotto il profilo narrativo), sia il racconto (successione dei modi di rappresentazione sotto il profilo espressivo).

Sorge allora spontanea la domanda: “perché portfolio?”.

È sufficiente scattare e mettere assieme un certo numero di foto, in qualche modo “legate” tra loro, per dire che abbiamo realizzato un “racconto fotografico” o (per alcuni) un “portfolio”?.

Perché affidare, in definitiva, a più immagini un unico significato, anziché lasciare i singoli significati alle singole immagini?

Una delle possibili risposte potrebbe risiedere nel fatto che la singola immagine assomiglia a una parola che ha un suo preciso significato, ma se collochiamo quella parola in una frase adeguata, il suo significato si arricchisce e si completa.

La frase fatta con le immagini è l’opera che appunto possiamo chiamare portfolio, come una frase costruita con parole ha un suo significato, altrettanto possiamo dire per il “portfolio fotografico”.

Ognuna di loro presuppone una diversa mentalità, e differenti finalità, perché:

  • per comunicare un’idea può bastare una singola fotografia;
  • per comunicare un complesso d’idee è sufficiente una serie di singole foto;
  • ma per comunicare lo sviluppo di un’azione – l’evoluzione di una realtà, la dinamica di una poetica, le ragioni di un concetto – è necessario realizzare un “portfolio fotografico”.

Continua …



Giancarlo Torresani è socio del circolo Fotografico Scledense, ma anche Socio Onorario UIF (Unione Italiana Fotoamatori). Organizza e conduce stage – seminari – workshops a tema – corsi di lettura e valutazione dell’immagine presso Istituti Sc., Istituzioni Pubbliche, FotoClubs regionali e non. Collabora con alcune riviste di settore nella realizzazione editoriale di opere nell’ambito della fotografia d’autore.

Di Giancarlo Torresani abbiamo pubblicato: https://circolofotografico.wordpress.com/2015/11/14/pasqua-ortodossa-in-maramures/

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Questa voce è stata pubblicata il 28/01/2016 da in L'arte di fotografare con tag , , , .
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