Circolo Fotografico Scledense BFI

Carbonai

Un lavoro povero, quello del carbonaio si prende la materia prima più semplice da recuperare: la legna.

Non certo il prezioso legname da opera un tempo indispensabile per l’edilizia e neppure la fibra colorata e compatta per costruire mobili. Servono invece rami, ramaglia, legname di scarto oppure i giovani alberi tagliati per diradare il bosco. Non si usa il legname più pregiato, basta il  faggio, l’abete, il larice, il frassino, talvolta il castagno, il cerro, il pino e il piccolo pino mugo.

Il legno veniva trasportato lungo sentieri ricavati nel bosco, a spalle o tramite muli, fino a una radura abbastanza larga da tenere lontane le piante; guai se il fuoco incendiava il bosco, sarebbe stata la rovina! Se il terreno era molto pendente, si costruivano muri a secco per avere un spiazzo sufficientemente largo per tutte le operazioni.

Ma sentiamo Roberto Campagna, autore delle foto.

Circa 15 anni fa, girovagando nel nord della Romania, ho trovato dei giovani che producevano il carbone vegetale (carbonella).

La carbonella veniva da noi prodotta negli appennini, ma ora si fa solamente in alcune rievocazioni. La tecnica consiste nel controllare la quantità di ossigeno necessaria per ottenere una lenta combustione del legname.

Possono essere necessari quattro o cinque giorni. Intorno ad un palo si accatastano legni che formeranno un cono. Si copre con foglie e quindi terra. Si toglie il palo ed il foro sarà il camino e dalla base si dà fuoco all’interno. Si deve sempre controllare che la combustione sia lenta.

Campagna carbonai 01

foto 1

Nella prima foto il carbonaio controlla la combustione.

La carbonaia è questo ammasso all’incirca conico con i legni disposti ad arte perché brucino e poi coperti di foglie secche e terra perché la combustione sia parziale e lenta e non raggiunga mai temperature elevate. Per questo di solito si scelgono posti poco ventilati: perché la temperatura non si elevi mai e perché qualche favilla non vada a incendiare il bosco.

A questo punto il lavoro del carbonaio diventa un’arte (non a caso i carbonai venivano chiamati “artisti del fuoco“): il carbonaio controlla il colore del fumo, da dove esce, come il cumulo collassa lentamente e intanto provvede a chiudere dei fori se la comustione lì è troppo viva e aprirne altri dove invece il processo non  è abbastanza avviato.

Tutto questo per un tempo che dura parecchi giorni fino a quando, e solo il carbonaio esperto sa quando viene il momento, occorre spegnere il fuoco e battere i legni che ancora bruciano ed eventualmente bagnare.

Campagna carbonai 02

foto 2

Campagna carbonai 03

foto 3

Alla fine dell’operazione, la carbonaia è un cumulo di terra ancora fumante.  Va tolta la terra, setacciato il carbone, messo in sacchi.

Nelle successive foto i carbonai mettono il prodotto finito nei sacchi che vengono caricati su un carro trainato da un asino e portati al magazzino.

Campagna carbonai 04

foto 4

Campagna carbonai 05

foto 5

Quanto fumo e polvere di carbone respirano i carbonai e il povero ciuchino!

Campagna carbonai 06

foto 6

Infine arriva il momento di portare il carbone in città, un distillato che raccoglie il potere calorifico del bosco concentradolo in un piccolo sacchetto.

Perfino Monet vi ha dedicato un quadro

Monet_Carbonai.gif

Le foto

La foto 1 è stata scattata quando l’operazione è quasi ultimata, un carbonaio è salito sulla sommità del grande cumulo, vapori escono da sotto i piedi, l’aria è calda e occorre stare attenti dove si mettono i piedi. Si respira fumo, ma il carbonaio sembra esserci abituato: quando andrà all’inferno anche satana dovrà rispetterlo.

La foto 2 mostra il carbonaio da vicino, sullo sfondo di densi vapori, la faccia è sporca. Il lavoro si interrompe per un’attimo per guardare in viso quello strano individuo spuntato da chissà dove che invece di andare a fotografare la moglie davanti ai monumenti è lì che gira attorno a quella specie di inferno. C’è forse orgoglio nello sguardo: se merito di essere fotografato vuol dire che qualcuno capisce la forza che serve per questo lavoro e la mia bravura.

La foto 3 è presa attraverso una cornice che, come una lente, concentra l’attenzione sul lavoro degli uomini, lo sfondo è quasi inesistente tutto è lavoro solo lavoro. Con pale dai lunghi denti la terra e la cenere sono stati separati dal carbone che ora viene messo in grandi sacchi.

La foto 4 vede il ciuco in primo piano (Roberto usa questo toscanismo alla Collodi) umile assistente dell’uomo, anche in presenza dell’ultimo degli uomini, lui viene ancora dopo. Eppure il ciuco è immobile, indifferente mentre intorno gli uomini si affannano.

Nella foto 5 il carretto è carico e il ciuco è pronto a partire, ma un’altra catasta di legna è già pronta ad essere rivestita di foglie e terra, il lavoro non si deve fermare .

Nella foto 6 il carico parte per la città, sullo sfondo le  baracche dei carbonai.


Le foto sono state scattate in Romania da Roberto Campagna, socio del Circolo Fotografico. Di lui abbiamo pubblicato anche:

 


Una descrizione circa il funzionamento delle carbonaie si trova qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Carbonaia

Un’ampia descrizione del mestiere del carbonaio sugli Appennini si trova qui http://www.bdp.it/parco/percorsi/carbonai/frame-carbonai.htm

Per quanto riguarda filmati sul funzionamento delle carbonaie, YOUTUBE è una vera miniera, ne suggeriamo alcuni

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Questa voce è stata pubblicata il 17/01/2016 da in Gallerie con tag , , , , .
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